MILANO – I primi tre mesi del 2019 si sono chiusi con un balzo delle aperture di partite Iva, in particolare delle “persone fisiche”: un boom legato a doppio filo all’introduzione della famosa “flat tax” per questa categoria di lavoratori.

Un regalo della legge di Bilancio del governo gialloverde, fortemente voluta dalla Lega, che ha esteso il regime dei minimi a tutti i settori, elevando la soglia a 65mila euro di ricavi e applicando al reddito imponibile (determinato in base a coefficienti fissi di redditività) un’aliquota del 15 per cento. Inoltre, dall’anno prossimo scatterà anche una seconda fascia di tassazione agevolata, per i ricavi compresi fra 65 mila e 100 mila euro: in questo caso l’imposta sostitutiva sarà al 20 per cento.

L’avvio della prima di queste due misure ha scatenato una corsa all’apertura delle Partite Iva. D’altra parte, calcolava l’Ufficio parlamentare di Bilancio, nel complesso i provvedimenti comportano un beneficio medio complessivo per i contribuenti coinvolti di circa 5.300 euro, ovvero il 16,9 per cento del loro reddito, se si considera che oltre alla tassazione sostitituiva vengono esclusi dal regime Iva e agevolati sui contributi. La riforma ha fatto schizzare dal 19 al 36 per cento la fetta di autonomi e imprenditori individuali che possono beneficiare del regime dei minimi, con una ulteriore salita al 44 per cento nel 2020. Per non parlare di coloro che possono aver avuto la convenienza di passare al regime.

Fatto sta che nei primi tre mesi del 2019 sono state aperte 196.060 nuove partite Iva con un aumento del 7,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo stesso Mef spiega che 104.456 soggetti hanno aderito al regime forfetario, pari a più della metà del totale delle nuove aperture (53,3%), con un aumento di adesioni di ben il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Più partite Iva, dunque, ma anche più “persone fisiche”. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 77% delle nuove aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 18,5% da società di capitali, il 3,5% da società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1% del totale delle nuove aperture. Rispetto al primo trimestre del 2018, c’è stato un notevole aumento di avviamenti per le persone fisiche (+14%), dovuto alle crescenti adesioni al regime forfetario, mentre le forme societarie presentano significativi cali: -17,2% per le società di persone e -8,5% per le società di capitali.

In base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali risultano il settore con il maggior numero di aperture di partite Iva (20,2% del totale), seguito dal commercio con il 17,8% e dalle costruzioni (9,1%). Rispetto al primo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si notano nell’istruzione (+22,9%), nelle attività professionali (+19,2%) e nei servizi alle imprese (+16%). Gli unici settori con calo di avviamenti sono l’agricoltura (-4,9%) e l’alloggio e ristorazione (-2,1%).

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