MARK Zuckerberg sapeva delle pratiche “controverse” sulla privacy. A inchiodare di nuovo mr Facebook alle sue responsabilità è il Wal Street Journal che rivela l’esistenza di due email che provano rinvenute da Facebook mentre raccoglieva la documentazione per rispondere alla Federal Trade Commission, che da oltre un anno indaga sul social blu.

Email che da subito hanno fatto tremare Facebook per il possibile impatto sulla sua reputazione e l’hanno spinta a cercare di accorciare i tempi per un accordo con le autorità americane che indagano sullo scandalo dei dati di Cambridge Analytica. L’inchiesta della Ftc, aperta a marzo scorso per la cessione a terze parti dei dati personali degli utenti, verte infatti sul rispetto o meno da parte di Facebook del decreto consensuale del 2012, con il quale il social network si era impegnato a migliorare la sue politiche sulla privacy. In questo quadro si inseriscono le email rinvenute che sembrerebbero suggerire – riporta il Wsj – come Zuckerberg e i manager di Facebook non ritenessero prioritario il rispetto del decreto. Le email potrebbero complicare le trattative per il patteggiamento e mettere in difficoltà la difesa di Zuckbergerg, che sta opponendo resistenza all’ipotesi che possa essere ritenuto responsabile per i suoi 35mila dipendenti.

 “Abbiamo pienamente cooperato con le indagini della Ftc e fornito decine di migliaia di documenti, email e file.  Continuiamo a lavorare con loro e ci auguriamo di arrivare a un’appropriata soluzione”, afferma un portavoce del social media commentando i rumors del quotidiano Usa. “Facebook e i suoi manager, incluso Mark, si battono per rispettare sempre tutte le leggi e in nessun momento Mark o un altro dipendente di Facebook ha violato deliberatamente gli obblighi della società nell’ambito del decreto consensuale”, conclude. Tre mesi fa Zuckerberg si è appellato ai governi per ottenere il supporto, dopo avere annunciato la svolta che il social media avrebbe intrapreso in futuro per regolamentare l’uso delle piattaforme in base al rispetto della privacy.

L’indiscrezione del Wall Street Journal mette sotto pressione i titoli a Wall Street, dove il social media arriva a perdere oltre il 2%. Secondo TechCrunch, Menlo Park avrebbe già raccolto dati sensibili di 187mila iscritti con l’app Facebook Research, ritirata nei mesi scorsi dall’Apple Store per violazione delle linee guida. Ora per rilanciare la raccolta dati a fini di mercato ma in piena trasparenza il social propone l’app Study of Facebook offrendo compensi agli utenti maggiorenni disposti a farsi tracciare nell’uso dello smartphone.

Proprio in questi giorni è comparso in Rete un video falso di Zuckerberg che parla di privacy. “Immaginate per un secondo: un uomo con il controllo totale di dati rubati di miliardi di persone, tutti i loro segreti e le loro vite” sembra dire il ceo di Facebook. E conclude: “Devo tutto a Spectre. Spectre mi ha insegnato che chiunque controlla i dati controlla il futuro”, dice citando l’organizzazione guidata dal diabolico Ernst Stavro Blofel nei film di James Bond. Il video emerge chiaramente come un falso ma alimenta il dibattito sull’informazione e su Facebook, per il quale rappresenta un test. Solo due settimane fa il social ha rifiutato di rimuovere un video manipolato della speaker della Camera Nancy Pelosi ‘ubriaca’.


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica



Source link