“Decine di migliaia” di app sospese dopo la revisione delle pratiche sulla privacy, avviata in seguito allo scandalo su Cambridge Analytica, costato una stangata da 5 miliardi da parte della Federal Trade Commission. Lo ha fatto sapere Facebook, nel suo blog ufficiale, spiegando che la revisione è stata lanciata nel 2018, dopo le rivelazioni secondo cui la società di consulenza politica ha dirottato i dati personali su milioni di utenti della piattaforma e ha incluso avvocati, investigatori esterni, data scientist, ingegneri, specialisti di politica e altri.

Le sospensioni “non sono necessariamente indicative del fatto che queste app rappresentavano una minaccia per le persone”, si legge nel comunicato firmato dal vicepresidente delle partnership Ime Archibong, aggiungendo che alcuni “non hanno risposto alla nostra richiesta di informazioni”. A queste si aggiungono “varie ragioni”, non meglio specificate che hanno portato alla sospensione delle app. Come esempio viene citata MyPersonalitym una applicazione che ”condivideva i dati degli utenti con agenzie di ricerca e aziende senza attenersi alle limitazioni imposte, i cui sviluppatori si sono rifiutati di fornire informazioni”.

“La nostra indagine sugli sviluppatori di app – prosegue la nota – non è affatto terminata. Ma finora ci sono progressi significativi da segnalare. A oggi questa indagine ha riguardato milioni di app. Di questi, decine di migliaia sono stati sospesi per una serie di motivi mentre continuiamo a indagare”.

Le applicazioni sospese “sono associate a circa 400 sviluppatori. Ciò non indica necessariamente che queste app rappresentavano una minaccia per le persone. Molti – chiarisce il vicepresidente delle partnership – non erano in vita ma erano ancora nella fase di test quando li abbiamo sospesi. Non è insolito per gli sviluppatori disporre di più app di test che non vengono mai implementate. E in molti casi, gli sviluppatori non hanno risposto alla nostra richiesta di informazioni, quindi li abbiamo sospesi, onorando il nostro impegno ad agire”.

Facebook si sta muovendo su più fronti per regolamentare la privacy e la libertà di parola. Mark Zuckerberg ha da poco annunciato la Carta su cui si baserà il lavoro dell’Oversight Board, la Corte di Appello contro le decisioni del social network sulla cancellazione dei contenuti.


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Carlo Verdelli
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