LA MULTA è già archiviata. Cinque miliardi di dollari, secondo l’accordo trovato con la Ftc, l’agenzia per il commercio degli Stati Uniti. Ma in cosa e come la sonora legnata record, pur sempre poca roba per un colosso che ne fattura ogni anno oltre 55 di miliardi, cambierà il comportamento della piattaforma in tutte le sue diverse articolazioni, da Instagram a Messenger passando per il social-madre e la chat WhatsApp?
 

A rispondere ci hanno provato Mark Zuckerberg, in due lunghi post sulla sua pagina (uno dedicato alla sanzione e alla privacy e un altro ai risultati dell’ultimo trimestre), e il capo dei consulenti legali del pachiderma californiano, Colin Stretch, in una nota dedicata alla stampa. Il primo punto da mettere a fuoco è che più che per gli utenti l’approccio di Menlo Park muterà dal punto di vista della progettazione dei propri servizi e prodotti. Il focus è legato alla nuova prassi che verrà seguita quando si costruisce o aggiorna un qualsiasi pezzo delle tante piattaforme: i controlli sulla privacy seguiranno il tracciato di quelli sul bilancio, allineandosi alla legislazione cosiddetta Sarbanes-Oxley, una legge introdotta nel 2002 dopo diversi scandali contabili come quello che coinvolse la multinazionale dell’energia Enron, fallita appunto nel 2001. Delle prescrizione fanno parte anche rapporti trimestrali sia al consiglio di amministrazione, che ne risponderà direttamente, che alla medesima Ftc.

La rivoluzione a Menlo Park

“Proprio come abbiamo un comitato di audit interno per sorvegliare le finanze, ne metteremo in piedi un altro dedicato alla privacy. Abbiamo anche chiesto a uno dei nostri più esperti product leader di diventare Chief Privacy Officer for Products”, ha spiegato Zuck, battezzando all’interno del gruppo un ruolo che pare cucito su misura in base alle prescrizioni europee incluse nel nuovo regolamento generale europeo per la privacy. Non solo, tutto ciò che già c’è sarà rianalizzato ma qualsiasi funzionalità futura, o modifica all’esistente che coinvolga i dati degli utenti e il loro trattamento (con particolare attenzione alle applicazioni di terze parte, che spesso ficcano troppo il naso), dovrà essere accompagnata da un elenco dei rischi possibili e dei metodi impiegati per mitigarli. Un lavoro massiccio, che modificherà alla base la tipica rapidità di sviluppo di colossi del genere: “Ci vorranno centinaia di ingegneri e più di un migliaio di persone del nostro gruppo per fare questo importante lavoro” ha confermato il cofondatore. Che ha anche assicurato come, per sfornare nuovi servizi, ci vorrà per questo più tempo.

“Cambiare la cultura della privacy”

 Sono modifiche figlie di una sanzione e di obblighi che “non hanno precedenti nella storia della Ftc”, come ha sottolineato il presidente dell’agenzia federale, Joe Simons, secondo il quale l’obiettivo è “cambiare la cultura della privacy di Facebook e evitare future violazioni”. In effetti le nuove regole in parte imposte e in parte proposte dalla piattaforma vanno ben oltre quanto richiesto da qualsiasi legge statunitense. Ma “le sostengo – ha aggiunto Zuckerberg – perché credo che ridurranno il numero degli errori che facciamo e ci aiuteranno ad aumentare la protezione per tutti” gli utenti. Intorno a questo passaggio ruotano anche le strategie per il futuro dei prodotti dal punto di vista dei consumatori. Se i cambiamenti annunciati dopo l’accordo con la Ftc toccano infatti le policy produttive, di programmazione e di controllo interno che si irrigidiscono, oltre che di trasparenza nei confronti di due autorità pubbliche come la Ftc e il dipartimento di Giustizia, in un altro post Zuckerberg si è lanciato oltre, prefigurando qualcosa di più sulle sue creature.

I numeri e l’innovazione

Intanto, un po’ di numeri freschi anche se, come sempre, impacchettati e complessivi. Ottenere da Facebook cifre divise per piattaforma sta diventando complicato. In ogni caso, i risultati dell’ultimo trimestre segnalano che l’utenza complessiva di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger è salita a 2,7 miliardi di persone al mese e almeno 2,1 di esse usano almeno uno dei servizi su base quotidiana. Insomma, dopo la stangata legata a Cambridge Analytica e lo spazio riservato a illustrare il cambio di paradigma per la tutela della privacy, il gruppo deve pur sempre continuare a evolversi: “Abbiamo una responsabilità sia perché dobbiamo continuare a innovare che nel costruire esperienze qualitativamente nuove e inedite”, ha aggiunto il Ceo.

Leggi antibullismo e rimozione dei contenuti

Sulle regole per i discorsi d’odio, il cyberbullismo e tutto il resto della fabbrica dell’hate speech, Zuckerberg ha rinnovato l’invito ai governi a muoversi e in fretta, portando a esempio lo scivoloso, a detta di molti analisti, accordo con la Francia. Da questo punto di vista il cofondatore sembra mettere in un ruolo di guida l’Europa, più che gli Stati uniti, chiedendo leggi e regole certe che svincolino Facebook dal ruolo di ‘poliziotto’ dei suoi stessi contenuti. Anche se nel frattempo il capo segnala i progressi e annuncia che dal prossimo anno i rapporti di trasparenza saranno pubblicati ogni tre mesi. Continua anche il progetto per una sorta di ‘corte d’appello’ a cui gli utenti potranno rivolgersi in caso di rimozioni sbagliate di post e contenuti. Partirà, annuncia il ceo che ricorda anche i buoni risultati rispetto al contrasto alle interferenze nelle ultime elezioni europee, alla fine dell’anno.

Verso l’integrazione

L’altro fronte su cui il colosso sta spingendo – oltre alla nuova criptovaluta Libra su cui spiega che si cercherà ogni confronto possibile con le autorità prima del varo – è la fusione delle applicazioni di messaggistica. C’è una scadenza: cinque anni. Entro un quinquennio avremo un’unica grande piattaforma di chat su cui pagare e fare decine di altre cose. E dove finiranno tutti i contenuti come le storie, cioè foto e video a scomparsa. Volendo, senza mai uscirne. Messenger sarà sempre più aggiornata e modificata alla radice “per farne la più rapida e sicura piattaforma di messaggistica al mondo”.

La strada dello shopping

Ancora, si insisterà sullo shopping, valorizzando sempre di più le funzionalità di acquisto su Instagram e il Marketplace, il mercatino di Messenger, usato ogni mese da milioni di persone. Continueranno su WhatsApp i test sui pagamenti in India che si amplieranno presto ad altri mercati, sempre tenendo bene in mente l’obiettivo della criptomoneta di cui Zuck sottolinea incessantemente il valore inclusivo nell’ambito di una finanza per tutti. Anche per chi al momento è escluso dai servizi bancari di base.

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Relatà virtuale, basta attendere

Non molla, infine, l’impegno sulla realtà virtuale – dopo il recente rilascio del visore stand-alone Oculus Quest – di cui il Ceo del gruppo si dice sempre più convinto: “La realtà virtuale e aumentata trasmette la sensazione della presenza, che si sia con una persona o in un altro posto – ha concluso – questa sensazione è importante nelle interazioni sociali e nel modo in cui siamo collegati come persone. Anche se ci vuole più tempo del previsto per diffonderla su larga scala continuo a credere che sarà uno dei più importanti contributi che forniremo al modo in cui usiamo la tecnologia nel lungo periodo”.
 

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