Avete firmato un contratto di finanziamento che non vi convince? Da oggi Federconsumatori mette a disposizione un servizio per scoprire eventuali costi non dovuti, o gonfiati, e subito dopo chiedere alle banche di restituire il maltolto. “Servizio trasparenza”, questo il nome dell’iniziativa, si concentra su prestiti e cessioni del quinto.
I cittadini rosi dal tarlo del dubbio potranno rivolgersi agli sportelli dell’associazione (qui l’elenco alle sedi locali) per sottoporre agli esperti il proprio contratto. L’importante è che non abbiano stipulato più di dieci anni fa.

Anche chi non dovesse più trovare il contratto, magari sommerso da un oceano di scartoffie, potrà comunque ricevere assistenza: basterà fornire le informazioni di base, comprensive dell’istituto bancario di riferimento, per ritrovare i documenti. Sarà un software a calcolare eventuali costi non dovuti, una volta inserite tutte le specifiche del proprio contratto; dopo di che toccherà a un esperto – in carne e ossa – verificare tutto al fianco del consumatore per capire se davvero c’è qualcosa che non va.

Ma quali sono le irregolarità rilevabili con questa verifica? Ad esempio il tasso di interesse applicato potrebbe essere più alto rispetto alla media di riferimento. Ma il problema potrebbe anche nascere da un’assicurazione: “Quando concedono un prestito, spesso le finanziarie chiedono di attivare anche una polizza assicurativa – spiega Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori – ma non sempre il premio richiesto è proporzionato all’importo chiesto dal cliente. E a volte le assicurazioni coprono da rischi che non c’entrano nulla con il motivo del prestito”. Un problema, questo, già rilevato nei mesi scorsi da Antitrust, che ha avviato un’istruttoria nei confronti di Cardif, Agos e Findomestic proprio per questo motivo. Ma non mancano le banali ripetizioni: in alcuni i casi i costi per l’apertura di un’istruttoria vengono calcolati due volte.

“In ogni caso sono anomalie che il cittadino medio non riesce a cogliere. Questo è il motivo per cui mettiamo loro a disposizione questo strumento” aggiunge Viafora, che specifica come la consulenza costerà la cifra simbolica di 10 euro e, se poi il software troverà delle anomalie, Federconsumatori chiederà l’iscrizione per poter rappresentare il cittadino nell’azione legale che partirà sempre dalla via extra-giudiziale. “In caso di esito negativo nulla sarà dovuto. Se il cittadino riuscirà a ottenere dalla banca le cifre indebitamente pagate, sarà lui a decidere se fare un’offerta all’associazione e di quale entità” conclude Viafora.

Secondo i dati di Assofin elaborati da Federconsumatori il prestito personale è il finanziamento più diffuso tra gli italiani e gli importi sono in crescita (dal dicembre 2017 al giugno 2018 siamo passati da 50 a 55 milioni di indebitamento complessivo); diminuiscono i prestiti finalizzati (da 22,5 a 17,8 milioni) ma crescono le cessioni del quinto – che sia stipendio o pensione – da 16,7 a quasi 18 milioni. Il dato che fa riflettere è che la stragrande maggioranza degli italiani che chiede un prestito lo fa per pagarsi delle cure (7 milioni di persone per 6.700 euro di richiesta media); al secondo posto ci sono le rette universitarie o scolastiche (890.000 italiani) mentre il consolidamento debiti è richiesto da 330.000 persone ma per un importo medio molto più alto: 22.000 euro in media.

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