Uno stabilimento unico nel panorama dell’industria alimentare, pensato per “digerire” la plastica che esso stesso produce e immette sul mercato. E’ l’impianto di Ferrarelle a Presenzano (Caserta), che nei primi sei mesi dlel’anno ha potuto riciclare circa 4,5mila tonnellate di Pet, ovvero il materiale delle bottiglie di plastica “riutilizzate e sottratte al circuito dello smaltimento e dell’inquinamento ambientale”.

La società ricorda, nell’annunciare questi risultati, che l’impianto “è frutto di un investimento di 27 milioni di euro”, ed è “pensato per produrre e, a breve rimettere in commercio, bottiglie nuove costituite al 50% da R-PET (PET riciclato), la quota massima consentita dalla legge”. A pieno regime, si assicura, lo stabilimento sarà in grado di recuperare l’equivalente di 1 miliardo di bottiglie, ovvero 23.000 tonnellate di Pet, il doppio di quanto ne utilizza Ferrarelle per produrre le sue bottiglie: ogni 2 realizzate, ne sottrae 3 all’ambiente. Il PET che rinasce con questo processo ha un nome preciso: “R-PET”, una plastica a impatto zero.

“Investiamo in sostenibilità economica e ambientale – ha dichiarato Michele Pontecorvo Ricciardi, vicepresidente di Ferrarelle SpA – con un progetto pionieristico frutto di una mirata strategia aziendale, in termini di ricerca e innovazione ispirata all’economia circolare. Lo facciamo in maniera concreta, dando nuova vita ad un materiale dibattuto ma estremamente pregiato come il PET,  limitando così la produzione e l’immissione in commercio di nuova plastica”.

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