MILANO – Confermato dalla Cassazione il proscioglimento dall’accusa di corruzione internazionale e false fatture per gli ex amministratori delegati di Finmeccanica e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, in relazione alla vicenda delle presunte tangenti per la fornitura di elicotteri all’India. Respinto il ricorso del procuratore generale di Milano contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano l’8 gennaio 2018.

Prima della sentenza di appello-bis risalente aell’inizio dell’anno scorso, la procura generale di Milano aveva chiesto la conferma della prima condanna di appello, a 4 anni e 6 mesi per Orsi e a 4 anni per Spagnolini, tenendo conto però che uno degli episodi contestati è caduto in prescrizione. Le difese avevano, invece, chiesto l’assoluzione dei due imputati. La prima condanna in appello era stata annullata con rinvio da parte della Corte di Cassazione nel dicembre 2017.

I

l processo riguardava il presunto pagamento – attraverso intermediari – di una tangente al capo di stato maggiore dell’aeronautica militare indiana dal 2004 al 2007, Sashi Tyagi, per far ottenere ad Agusta Westland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri AW101 nel paese asiatico. I giudici hanno assolto in Appello i due imputati, Orsi e Spagnolini, indicando del dispositivo che la prova del pagamento della tangente non è stata raggiunta.

Secondo l’ipotesi accusatoria, in particolare, grazie all’intervento di Sashi Tyagi fu abbassata la quota di volo indicata nel bando di gara: abbassamento che permise agli elicotteri italiani di poter aver i requisiti per partecipare. Per gli inquirenti, era stato creato un sistema per poter pagare le tangenti realizzando prima dei contratti fittizi di ingegneria con due società, una tunisina e una indiana (Ids Tunisia e Ids India) per “la digitalizzazione in 3D di altri elicotteri”.

Il denaro sarebbe poi transitato in vari passaggi attraverso intermediari e fiduciari localizzati alle Mauritius, per finire a Singapore e approdare alle destinazioni finali. Questo impianto, tuttavia, non è stato accolto dai giudici di appello di Milano, che hanno assolto i due manager. La vicenda era esplosa il 12 febbraio 2013, quando sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare a carico di Orsi (in carcere) e Spagnolini (ai domiciliari), disposte dal gip di Busto Arsizio Luca Labianca, su richiesta del pm Eugenio Fusco, magistrato della procura di Milano che aveva fatto le funzioni di procuratore capo a Busto Arsizio. Orsi è rimasto in carcere per circa 80 giorni, uscendo il 4 maggio 2013 per decorrenza dei termini, dopo che le richieste dei suoi legali di farlo tornare in libertà o di attenuare la misura cautelare erano sempre state respinte. Al momento dell’arresto Orsi era in carica alla guida di Finmeccanica (oggi Leonardo), dimettendosi nei giorni successivi con una lettera inviata dal carcere, mentre Spagnolini era l’amministratore delegato di Agusta Westland, carica che aveva assunto sostituendo lo stesso Orsi che era passato a Finmeccanica.

Il processo di primo grado nei loro confronti era poi iniziato il 19 giugno 2013 al tribunale di Busto Arsizio, con sentenza arrivata il 9 ottobre 2014. Il tribunale li assolse dall’accusa di corruzione internazionale e li condannò a due anni per le false fatturazioni. Il primo processo di appello era arrivato a conclusione il 7 aprile 2016. Quella sentenza aveva in parte riformato quella di primo grado, condannando Orsi e Spagnolini rispettivamente a 4 anni e 6 mesi e a 4 anni per entrambi i reati contestati.

Nel dicembre 2016, tuttavia, la corte di cassazione ha annullato con rinvio quella sentenza, motivando la sua decisione con il fatto che alcune testimonianze che in primo grado erano state lette come favorevoli agli imputati, in secondo grado, invece, erano state viste come contrarie e usate per condannarli anche per il reato di corruzione, senza risentire i testimoni. E’ stato così celebrato un secondo processo di appello, che oggi si è concluso con una sentenza di assoluzione.

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