MILANO – Si potrebbe chiudere con un assegno miliardario la disputa tra il Fisco italiano e il gruppo francese del lusso Kering, proprietario del marchio Gucci. Sarebbe un record assoluto per le Autorità tricolori, dalle Entrate alla Guardia di finanza che ha messo nel mirino la maisonper non aver dichiarato ricavi per oltre 14 miliardi di euro e di conseguenza evaso tasse per circa 1,4 miliardi.

Ora, secondo le indiscrezioni di stampa, Gucci potrebbe chiudere la partita versando tra 1,3 e 1,4 miliardi, non molto meno di quel che contestano le Fiamme Gialle. Per la Reuters, l’accordo potrebbe esser ufficializzato già ai primi di maggio.

Kering, che ha sempre sostenuto di non aver evaso il pagamento delle imposte ritenendo perfettamente a norma di legge le sue operazioni, non ha rilasciato commenti all’agenzia finanziaria. Sulla vicenda è stata aperta (e chiusa alla fine di novembre) un’inchiesta della Procura di Milano. La Gdf ha posato gli occhi in particolare sulla controllata svizzera Luxury Goods International (LGI), attraverso la quale il colosso da oltre 13 miliardi di ricavi sarebbe riuscito a evitare l’imposizione fiscale italiana sulle vendite tricolori del marchio Gucci.

Un marchio che è stato ampiamente rivitalizzato negli ultimi tempi, con numeri da favola: oggi vale praticamente due terzi dei ricavi del gruppo e ha raddoppiato il suo utile netto registrando una redditività vicino al 40 per cento delle vendite. Proprio sulla maison fiorentina, i cui uffici (anche milanesi) sono stati perquisiti alla fine del 2017, si concentra dunque gran parte dell’indagine, che riguardano le annualità tra il 2011 e il 2017.

L’accordo con il Fisco avrebbe una doppia valenza. Da una parte, risparmierebbe a Kering il pagamento di interessi e sanzioni sul ‘ritardo’ con il quale vengono versate le tasse: secondo alcune fonti potrebbero pesare circa 500 milioni di euro. In secondo luogo, potrebbe portare a un atterraggio morbido sul fronte penale – che vede indagati l’ex ad, Patrizio Di Marco, e l’attuale, Marco Bizzarri – fino anche all’archiviazione. Dal canto suo, la Procura festeggerebbe un colpo miliardario dopo aver messo alle strette i vari Apple, Google, Amazon e Facebook con accordi da centinaia di milioni.

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