MILANO – Un grosso regalo, ma per i contribuenti che si trovano in una fascia di reddito più agiata rispetto a quelle più povere. E’ l’impatto della Flat tax calcolato dal Cer (Centro Europa ricerche) nel nuovo Rapporto presentato al Cnel.

A livello individuale beneficerebbero dalla flat tax “solo” i contribuenti fra 26 e 55 mila euro, una platea di “circa 8,2 milioni”, un quinto del totale. “La perdita di gettito sarebbe di 16 miliardi”, al netto di interventi sulla struttura di deduzioni e detrazioni, che complessivamente ammontano, per i redditi compresi fra 26 e 55mila euro, “a oltre 30 miliardi”.

Spiega il Cer che “apparentemente, il 15% evoca un’imposizione molto più bassa dell’attuale e quindi un consistente recupero di reddito disponibile da parte dei contribuenti. Non è però così, dal momento che l’attuale struttura dell’Irpef, basata sul riconoscimento di deduzioni e detrazioni, fa sì che il livello delle aliquote effettivo sia molto inferiore a quello delle aliquote legali. Con specifico riferimento all’aliquota del 15%, tale livello di imposta è di fatto già vigente per i contribuenti con redditi fino a 26 mila euro”.

Flat tax al 15%, benefici azzerati per chi guadagna meno di 26 mila euro

Il Cer insiste sulla riduzione di progressività del sistema a tassa piatta, che d’altra parte sarebbe un effetto ben conosciuto e quindi voluto. Una distorsione che si vede chiaramente quantificando il beneficio fiscale: “Risparmierebbe quasi 7mila euro di imposta chi dichiara 55mila euro, mentre per chi ha un reddito di 29mila euro lo sgravio si fermerebbe a 3,5mila euro”.

Inoltre, “per quanto riguarda infine l’ipotesi di adottare l’intervento sui redditi familiari e non individuali, non può non rivelarsi la confusione che ciò ingenererebbe, sostanzialmente consegnandoci un sistema duale di cui non paiono chiari i confini, tanto più che ogni contribuente resterebbe libero di optare per il regime fiscale a lui più conveniente”. Unendo questi dubbi alla difficile applicazione di un quoziente familiare, il Cer sottolinea che “è da considerarsi elevato il rischio di un depotenziamento di fatto dell’intervento, come d’altronde già sta succedendo con Quota 100, che non viene ritenuta conveniente da un numero di persone superiore a quanto atteso”.

Allora, prosegue il Rapporto, “meglio forse sarebbe concentrare sforzi e risorse su un obiettivo di più semplice realizzazione: abbassare, nei limiti del possibile, l’aliquota legale sul terzo scaglione di imposta, appunto quello fra 28 e 55 mila euro”. Il Cer riconosce infatti che questo “è quello che subisce la maggiore penalizzazione in termini di salto di aliquota effettiva”, una “delle modalità con cui si manifesta l’eccesso di carico fiscale sui redditi medi e che certo è meritevole di correzione”.

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