BOLOGNA –  “Se il clima fosse una banca sarebbe già stato salvato”. Lo striscione apre a Bologna il corteo degli studenti per salvare il pianeta. Migliaia riempiono la piazza e poi le strade del centro storico, alla fine sono diecimila, una marea che non si vedeva da anni sotto le Torri. Corrono i ragazzi, gridano, saltano (“Chi non salta inquina l’ambiente). Alzano i cartelli preparati da giorni a scuola, scanzonati, duri come gli slogan: “Vogliamo emissioni zero”, “on vogliamo babbo Natale in canottiera”, “Più pinguini, meno Salvini”, “più Gelsomini, meno Gelmini”.


Forza ragazzi, siete bellissimi! 10mila grazie

E ancora: “Ci avete rotto i polmoni”, “Non esiste un pianeta B”, “Piantatela, coltivate il futuro”. Ci sono i ragazzi delle superiori con anche i più piccoli delle medie accompagnati dai genitori e qualche classe delle elementari con le loro maestre. Caterina Noto, la Greta bolognese, 25 anni, cammina in testa al corteo: “Questo è solo l’inizio”.
“Siamo una marea” grida Virginia,18 anni, del liceo Laura Bassi. “Questo movimento tocca ogni persona”. Giovanni, studente universitario, prende il microfono: “Questa lotta diventi una rivoluzione, daje rega”.

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Il corteo, partito da piazza Maggiore, è sceso lungo via Rizzoli, via Zamboni, piazza Verdi per poi risalire in via dell’Indipendenza. Adolescenti che rivendicano il diritto al futuro. “E’ una buona causa” osserva Martina venuta a manifestare dal liceo Cevolani di Cento con le compagne Carlotta e Sofia, diciassettenni. “I nostri genitori approvano”. Per molti è il primo corteo. Lo è anche per Davide, 14 anni, e Francesco, 15, al primo anno del liceo Righi: “E’ una giusta causa, i governi hanno dimostrato indifferenza rispetto al problema dei cambiamenti climatici, noi chiediamo di essere ascoltati”.

Il serpentone scanzonato e gioioso continua per via Ugo Bassi, doveva fermarsi in piazza Roosevelt, ma sono troppi, l’accordo è di concludere in piazza san Francesco. Invece no, all’incrocio il corteo svolta per via Marconi, non è autorizzato, i promotori sono scavalcati dai colelttivi studenteschi. Traffico bloccato, autobus deviati. “Ora il corteo è selvaggio non stiamo più alle regole” dice Virginia.
 
“State decidendo dove andare senza avvisarci, dovete spiegare dove volete andare. Avete girato senza dire niente: non siete dieci”. Detto questo, i funzionari di polizia chiedono il rispetto delle regole riconoscendo anche che la manifestazione sta riuscendo bene. E i ragazzi al megafono poco dopo gridano:  “La loro priorità è stare dalla parte dei potenti, noi oggi andiamo dove ci pare”.

Dura poco il tentativo di guidare la manifestazione da parte dell’ala più radicale. In piazza dei Martiri uno spezzone rimane indietro, la testa prosegue, passa davanti alla stazione e si ferma in Montagnola. Striscioni appesi dalla scalinata del Pincio. Si fanno più visibili i cartelli “No Tav”, i collettivi universitari parlano contro la cementificazione, dei Prati di Caprara del Passante di mezzo. Poi la richiesta: proseguire o fermarsi. L’urlo per andar avanti è più forte, il corteo sfila lungo via dlel’Indipendenza e termina in piazza Maggiore.

 



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