MILANO – “La fuga dei cervelli all’estero che sta conoscendo l’Italia ci fa perdere circa 14 miliardi di euro all’anno, poco meno dell’1% del Pil”. L’ennesimo messaggio allarmato sull’emigrazione dei nostri talenti è stato lanciato qualche tempo fa dal ministro Giovanni Tria. Il titolare dell’Economia ha parlato di fronte alla platea delle industrie del settore digitale, indicando proprio la trasformazione tecnologica come il treno da prendere per creare nuovi posti in Italia perché i ragazzini di oggi possano, domani, guadagnare e vivere bene lì dove sono nati. Invece, hanno rimarcato gli imprenditori, da oltre un quinquennio siamo in coda alla classifica della digitalizzazione in Europa.

Grazie ai dati dell’Osservatorio JobPricing, è possibile verificare esame qual è la proposta retributiva per i giovani che si affacciano in questo settore, comparandola con quel che avviene nei principali Paesi nostri competitor. La prima considerazione è sul mercato interno. Non passa mese senza che una diversa fonte di informazioni sul mercato del lavoro evidenzi come i profili Ict siano i più ricercati dalle imprese, che anzi faticano a trovare giovani da inserire. Per il 2018-2020 si stima ad esempio che il fabbisogno di queste figure oscilli tra 62 e 98 mila persone, di cui solo in piccola parte legate a sostituzione di personale in uscita. Eppure la retribuzione annua è inferiore alla media nazionale.

Solo nell’ultimo anno gli italiani che si sono trasferiti all’estero ammontano a 123.193, di cui il 30% laureati. E la leva economia può essere un vantaggio a favore dei datori esteri. Prendendo i profili che – secondo il World economic forum – sono emergenti a livello internazionale, l’Osservatorio Jobpricing ha evidenziato la retribuzione annua lorda in Italia attribuita primo quartile di redditi. Si tratta verosimilmente di chi è all’inizio della propria carriera, un cosiddetto stipendio “entry level”. Ha poi costruito un indice attribuendo il valore 1 al salario italiano, riportandolo per gli stessi profili all’estero. Emerge a colpo d’occhio come siano rarissimi gli ‘zero virgola’, ovvero indici che testimoniano stipendi inferiori ai nostri. Si concentrano quasi tutti in Spagna.
 

I profili più cercati: quanto guadagnano in Italia e all’estero
JOB TITLE RAL ITALIA 1° QUARTILE UK GERMANIA FRANCIA SPAGNA STATI UNITI SVIZZERA
Data Specialist 28.499 € 1,41 1,71 1,41 0,92 1,94 2,13
Software engineer 28.431 € 1,48 1,70 1,34 0,98 2,19 2,07
IOS Developer 25.063 € 1,73 2,09 1,72 1,13 2,37 2,61
Solution Architect 36.776 € 1,61 2,14 2,04 1,11 2,12 2,91
IT Security Specialist 31.385 € 1,22 1,63 1,55 0,84 1,62 2,22
UX Designer 30.370 € 1,20 1,46 1,20 0,79 1,66 1,82
DevOps engineer 31.946 € 1,28 1,47 1,16 0,85 1,89 1,78
Project Engineer 31.516 € 1,49 1,71 1,35 0,99 2,20 2,08
Automation engineer 29.529 € 1,38 1,84 1,75 0,95 1,82 2,50
Renewable Energy Technician 25.204 € 1,06 1,39 1,02 0,91 1,31 1,79
Marketing Specialist 27.780 € 1,03 1,25 1,03 0,68 1,42 1,56
Product owner 34.429 € 1,48 1,94 1,17 1,02 1,83 2,50
Sales Representative 22.439 € 0,90 0,99 0,88 0,66 1,14 1,46
Biologist 30.816 € 1,10 1,34 1,10 0,72 1,52 1,67
Research Laboratory Technician 26.396 € 0,82 1,00 0,82 0,56 1,13 1,24
Product Development Specialist 28.340 € 1,01 1,23 1,01 0,66 1,39 1,53
Quality Control Lab Technician 24.033 € 0,81 0,88 0,93 0,61 1,04 1,32
R&D Technician 27.676 € 1,00 1,21 1,00 0,65 1,38 1,51

Fonte: elaborazione Osservatorio JobPricing. RAL Italia: 1

“Bisogna senz’altro considerare che in alcuni Paesi esteri c’è un problema di costo della vita, per cui a un maggior stipendio possono corrispondere in realtà spese vive più pesanti che in Italia”, ragiona Paola Boromei che è Executive Vice President Human Resources & Organization di Snam. Con la sua azienda è fresca reduce da una esperienza a Londra, durante la quale ha incontrato più di 1.500 ragazzi italiani interessati a capire le opportunità di rimpatriare (agevolate, per altro, fiscalmente dalle recenti novità del decreto Crescita). Sulla relazione tra stipendi e incentivo di fuga all’estero, l’esperta ha le idee chiare. “La busta paga resta una delle prime richieste da parte dei candidati a queste professioni ‘di frontiera’”, spiega Boromei. “Ma ha una durata motivazionale inferiore all’anno. Poi subentrano altre priorità, a cominciare da un buon equilibrio tra vita privata e tempo di lavoro”.

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Nella valorizzazione di questi talenti, ammette Boromei, le aziende italiane si sono mosse in ritardo. E in effetti si rischia un dualismo tra le tante piccole imprese che faticano a organizzare pacchetti retributivi al passo con i tempi, e le poche che hanno strutture avanzate. “Per queste ultime, una proposta di lavoro in Italia – considerando lo standard di vita elevato che il Paese può offrire – è un vantaggio competitivo, quando si tratta di rimpatriare talenti”. Il bicchiere mezzo pieno è che, “con l’avanzare della digitalizzazione ormai ineludibile, anche per le nostre aziende tradizionali, fisiologicamente si apriranno opportunità per i nostri giovani, anche ‘in casa’”. Un auspicio che viaggia a doppio filo con la ripresa degli investimenti e della fiducia delle imprese, sulla quale si addensano però le nubi della stagnazione economica.


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Carlo Verdelli
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