ROMA – Il signor Carlo (il nome è di fantasia, la disavventura reale) un giorno chiede alla Tim un numero di telefono e una linea per la sua casa che è a Corridonia, un Comune vicino Macerata.

E la Tim gli attiva l’utenza, come richiesto dal cliente. La vita di Carlo, però, da quel momento si trasforma in un piccolo incubo. Perché quel numero di telefono – prefisso 0733 – in passato è appartenuto a una concessionaria di auto che ha chiuso lasciando dietro di sé mancate consegne di vetture e altri problemi.

Così Carlo comincia a ricevere telefonate di persone furibonde che chiedono conto degli anticipi che hanno versato (convinte di parlare con la concessionaria auto).

E quando Carlo spiega di aver ereditato il numero della concessionaria auto, con cui non ha niente a che fare, le persone non gli credono. Lo insultano, lo minacciano.

Carlo, esasperato, contatta la Tim. Chiede la disattivazione del vecchio numero e l’attivazione di uno del tutto nuovo. E la Tim lo accontenta.

Anche il nuovo numero però è tutt’altro che “vergine”. E’ appartenuto alla pizzeria Dal napoletano, che lavorava nella cittadina vicina di Piediripa.
 
La vita di Carlo, se possibile peggiora. A partire dalle 19 e fino alle due di notte, i fan della pizzeria Dal napoletano telefonano per ordinare margherite, quattro stagioni, arancini, crocchette di patate, birre. In tanti chiamano anche per prenotare un tavolo. Al punto che Carlo, per poter dormire, è costretto a staccare il telefono.

Al danno, si aggiunge poi la beffa.

La Tim manda a Carlo due bollette. Una bolletta per le spese della seconda utenza telefonica (quella appartenuta alla pizzeria) e una bolletta per la prima utenza (quella appartenuta alla concessionaria auto). Quando Carlo batte i pugni, la Tim gli risponde che è tutta colpa sua. Carlo non avrebbe completato la pratica di disattivazione della prima utenza.

Ora il Giudice di pace di Macerata – racconta il sito Cassazione.net – condanna la Tim a risarcire Carlo con 700 euro perché gli ha fornito ben due numeri “non intonsi” e perché non ha completato l’annullamento del contratto della prima utenza. Sempre Tim dovrà pagare 449,5 euro di spese di giudizio, più Iva.



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