PECHINO. Il governo americano concede una tregua di 90 giorni a Huawei (e a Pechino). Dopo aver inserito il colosso cinese della telefonia nella “entity list”, la lista nera che vieta alle aziende statunitense di rifornirlo, martedì il dipartimento del Commercio ha annunciato che parte delle restrizioni nei suoi confronti verranno sospese fino al 19 agosto.

L’obiettivo della moratoria è permettere ai clienti americani di Huawei, le compagnie telefoniche che usano i suoi dispositivi di rete o vendono i suoi telefoni, di assicurarne la manutenzione e il buon funzionamento, trovando nel frattempo delle soluzioni alternative ed evitando così disagi per gli utenti. La sospensione del bando riguarda però solamente tecnologie già in commercio, mentre rimane in vigore sui nuovi prodotti in fase di sviluppo.

La decisione della Casa Bianca di inserire Huawei nella lista nera, annunciata la scorsa settimana, rischia di essere un durissimo colpo per il campione hi-tech cinese, che ancora dipende dai fornitori americani per buona parte dei componenti contenuti nei suoi dispositivi, in particolare i microprocessori.

In un’intervista concessa martedì mattina ai media cinesi, il fondatore della società Ren Zhengfei ha dichiarato che gli Stati Uniti “sottostimano la forza” di Huawei, che si era già preparata a questa eventualità accumulando delle riserve di chip nei magazzini e all’occorrenza è in grado di trovare fornitori alternativi o produrli da sola, continuando così lo sviluppo della tecnologia 5G.

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Molti analisti sono più scettici, considerato che il bando americano potrebbe congelare le vendite verso la Cina anche di molti produttori europei, come ha dimostrato ieri la caduta in Borsa di tutti i titoli del settore.

La tregua americana potrebbe in realtà anche essere una mossa tattica da parte di Donald Trump: una finestra di dialogo lasciata aperta con Xi Jinping per arrivare a un accordo commerciale. Nel caso l’intesa sugli scambi reciproci alla fine si trovasse, il presidente americano potrebbe anche decidere di tornare sui propri passi e “graziare” il campione cinese, come lo scorso anno ha fatto con la “sorellina minore” Zte.

Allungando l’orizzonte però, la sfida per il primato tecnologico tra Stati Uniti e Cina non potrà che farsi sempre più accesa. E oggi è lo stesso Ren a riconoscerlo: “Abbiamo sacrificato gli interessi di individui e famiglie per un ideale, arrivare in cima al mondo. Per questo ideale, presto o tardi ci sarà un conflitto con gli Stati Uniti”. 

Che succede ai possessori di un telefono Huawei?

Una delle domande principali legate al bando deciso dal dipartimento del Commercio Usa è: cosa succede a chi ha un telefono Huawei? Potrà utilizzare ancora il sistema operativo Android di Google? Secondo quanto apprende Repubblica da fonti informate sulla vicenda, anche quando le restrizioni dovessero scattare davvero tra 90 giorni, le conseguenze per i clienti Huawei potrebbero essere ridotte: pur all’interno del bando americano, Google sarà in grado di garantire gli aggiornamenti delle app attraverso il Play Store e i controlli di sicurezza di Play Protect.
 

Ciò che non sarà invece garantito secondo il bando deciso dagli Stati Uniti sono gli aggiornamenti complessivi del sistema operativo Android. Si tratta per lo più di integrazioni del sistema relative alla sicurezza del dispositivo, e che vengono inviate da Google al produttore. I consumatori potrebbero dunque aggiornare le singole app, ma non il sistema operativo, e potrebbero dunque essere costretti, dopo un certo tempo, a non poter usare più alcune app che non siano disponibili per sistemi operativi passati. Ma come dimostra l’evoluzione delle ultime ore, il negoziato è aperto, e i dettagli fanno la differenza.

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