ROMA – Abolire il canone Rai e “eliminare anche il tetto pubblicitario dando il via a una vera e propria concorrenza”: è il contenuto della proposta di legge presentata dal Movimento Cinque Stelle, Gianluigi Paragone al Senato e Maria Laura Paxia alla Camera. L’obiettivo, spiega Paragone, è quello di “andare incontro ai bilanci delle famiglie e dei cittadini, già parecchio tartassati”, facendo in modo che la Rai possa “essere competitiva nei confronti di Publitalia e delle altre concessionarie”.

Una posizione che non si discosta troppo da quella della Lega, che pure non mostra troppo entusiasmo per l’iniziativa degli alleati di governo. “E’ naturale che la riduzione o l’abolizione del canone ci troverà sempre a favore – dice il segretario della commissione di Vigilanza Rai Massimiliano Capitanio – Siamo disponibili sin da subito a lavorare per raggiungere l’obiettivo. E’ altrettanto evidente, però che non asseconderemo mai nessuna operazione mirata a smantellare il servizio pubblico né asseconderemo altre logiche di informazione che non siano mirate all’interesse del cittadino e del Paese. Non dimentichiamo che parte del canone è utilizzato per sostenere il fondo per il pluralismo dell’informazione”.

“Il disegno di legge che abbiamo scritto parla di abolizione del canone – replica Paragone alle obiezioni sull’opportunità di un’abolizione totale, che andrebbe a scapito del servizio pubblico – ma sono disponibile a agionare anche solo per una fortissima riduzione, se serve per finanziare trasmissioni che altrimenti non avrebbero attrazione per gli inserzionisti oppure perché sarebbe inopportuno inserirvi degli spot”.

Scettico Michele Anzaldi, deputato Pd e  segretario della commissione di Vigilanza Rai: “Lo stesso fatto che si parli di progetto di legge dimostra che non hanno le forze per farlo. Renzi in 24 ore mise il canone Rai in bolletta, facendo in modo che si pagasse di meno, ma che pagassero tutti. E’ una fuffa per non parlare dei veri problemi. E poi levi il canone e che vuole dire? La Rai e il servizio pubblico esistono per trattare tematiche che non hanno appeal. La tv pubblica serve a questo, anche se la situazione adesso è molto deteriorata, e la Rai fa poca informazione, meno dei concorrenti”.

La proposta di legge viene contestata con forza dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che spiega come  la Rai faccia in media il 36,5% di share con 1,7 miliardi di euro pubblici, mentre, per esempio, la Bbc fa il 31,5% di share con 4,4 miliardi di euro di soldi pubblici. In sostanza la Rai, con meno della metà dei soldi pubblici di cui dispone la Bbc, ottiene un risultato in termini di share più alto.

 

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