Il Pil italiano potrebbe abbandonare la zona recessione nel primo trimestre dell’anno, dopo il segno meno della seconda metà del 2018, ma non si schioderà dalla recessione. Ad anticipare i dati ufficiali è un indicatore che il gruppo Uvet, leader italiano nei viaggi d’affari, ha elaborato proprio sulla base di quanto e come si mettono in movimento gli uomini e le donne del business. Poco, a quanto pare.

L’andamento negativo della crescita italiana negli ultimi due trimestri del 2018 ha portato a rivedere al ribasso i dati sul PIL del 2018 e del 2019. A innescare questa tendenza sono stati il rallentamento delle esportazioni, la frenata negli investimenti e la fine del ciclo espansivo del settore automotive, spiega il gruppo. L’export, in particolare, influenza negativamente la bilancia commerciale. Anche se è da ricordare come la bilancia commerciale rappresenta solo il 2% del PIL nazionale, che è costituito, invece, per il 60% dai consumi interni e per il 18% dagli investimenti. Il rallentamento di queste due voci, causate dall’incertezza politica, ha determinato la cristallizzazione della crescita italiana.

Venendo alle dinamiche più recenti, l’Uvet Travel Index, il modello econometrico sviluppato a partire dai dati storici sui viaggi d’affari raccolti da gennaio 2013 a marzo 2019, ha rilevato per il primo trimestre del 2019, il perdurare della fase di stagnazione dell’economia italiana: la crescita del Pil si attesta ferma a zero rispetto al quarto trimestre 2018. Le cause riguardano l’incertezza a livello nazionale e internazionale.

L’indice è costruito su 3,5 milioni di informazioni censite che riguardano i clienti di Uvet GBT, pari a oltre il 20% del mercato. Da qui si è verificato che il trend dei viaggi d’affari rispecchia al 92% l’andamento del Prodotto Interno Lordo del Paese.

Analizzando la situazione a livello internazionale, Uvet ricorda che l’incertezza è dovuta all’evoluzione del commercio mondiale e alle politiche del presidente americano Donald Trump; a livello europeo i dubbi riguardano l’assetto istituzionale che seguirà le elezioni di fine maggio. E a livello nazionale permane l’incertezza sulla politica infrastrutturale ed economica del Paese.

Per il 2019 le stime di crescita mondiale sono state riviste al ribasso da quasi tutti gli enti sovranazionali, anche se per l’Italia il rallentamento è più forte rispetto agli altri Paesi europei. Negli ultimi due trimestri del 2018 il tasso di crescita si è attestato su valori negativi, pari al -0,1 per il terzo trimestre e al -0,2 per il quarto. Per questo motivo l’Italia è l’unico Paese dell’Eurozona in uno stato di recessione.

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