MILANO – Un testo molto articolato, per ora nella fase di bozza, con interventi che vanno dal ritorno del superammortamento al 130 per cento per gli investimenti in beni strumentali (fino a 2,5 milioni e auto escluse) all’assegnazione di 600 milioni di euro ai comuni per la realizzazione di interventi sulla rete di lampioni e sulle scuole.

Il governo prova a dribblare lo spauracchio di una recessione, ormai vista come una concreta possibilità dagli osservatori internazionali come l’Ocse, con le conseguenze che il rallentamento del Pil si porta dietro in termini di rispetto dei requisiti concordati con Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione sulla Manovra. Tutte spine che andranno affrontate nei primi giorni di aprile, in vista della stesura del Documento di economia e finanza da consegnare a Bruxelles.

Tra i 61 articoli del provvedimento che circola in queste ore, trova spazio – tra le misure per stimolare l’economia – un bonus per la valorizzazione dell’edilizia: le imprese di costruzione o di ristrutturazione che acquistano e, nel giro di dieci anni, demoliscono e ricostruiscono l’edificio potranno beneficiare di diversi incentivi: una tantum di 200 euro per l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale; possibilità di variazione volumetrica e alienazione rispetto al fabbricato preesistente.

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“Certificato che la mini-Ires era una buona idea ma non sta funzionando, sentite Confartigianato e Confindustria” il governo sta mettendo a punto con il decreto crescita un pacchetto di interventi che porterà “a una semplificazione della mini-Ires con uno sconto più basso ma per tutti, al ripristino del superammortamento e ad alzare” probabilmente al 50% “la deducibilità dell’Imu sui capannoni”, ha detto il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, spiegando che il provvedimento dovrebbe arrivare sul tavolo del Cdm venerdì prossimo.

Stando ai testi in circolazione, ai Comuni si dedicano contributi fino a 600 milioni di euro per il 2019: il Mise li assegnerà per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica; il risparmio energetico negli edifici di proprietà pubblica o destinati all’uso pubblico; l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli enti locali dovranno utilizzare le risorse anche per lo sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonché progetti in materia di mobilità sostenibile.

Di nuovo all’ambito immobiliare guarda il rifinanziamento da 200 milioni per il Fondo di garanzia per la prima casa: prevede la riduzione degli accantonamenti a copertura del rischio passando dal 10% all’8% dell’importo garantito.

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Negli otto capitoli che compongono la bozza del decreto, che in molti passaggi pare ancora in fase di “suggerimento” piuttosto che di legislazione vera e propria, alle misure fiscali per la crescita economica si affiancano i capitoli sulla tutela del made in Italy, il rilancio degli investimenti privati, la semplificazione e promozione del sistema produttivo. E poi: interventi in materia di energia; misure per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese e l’attrazione degli investimenti; programmazione e pianificazione degli investimenti; nuova finanza per l’impresa. Allo studio c’è la proroga dal 2020 al 2023 del credito fiscale in ricerca e sviluppo, poi misure per facilitare le cartolarizzazioni di inadempienze probabili e il rafforzamento del sistema di garanzie pubbliche sui finanziamenti alle imprese.

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