MILANO – Rush finale perché 25 milioni di proprietari di immobili (che non siano prime case) si mettano a posto con il pagamento di Imu e Tasi: è il 17 giugno la data cerchiata di rosso sul calendario, entro la quale nelle casse dello Stato dovrebbero entrare 10,2 miliardi di euro, che proiettano il conto a fine anno a 20,5 miliardi.

Secondo i calcoli del Servizio Politiche Territoriali della Uil, per una seconda casa in un capoluogo di provincia tipo l’esborso medio sarà di 535 euro per quest’acconto, con un totale annuo che sarà dunque di 1070 euro. Ma ci sono punte di oltre 2 mila euro di balzello, in particolare nelle grandi città.

Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil, spiega che se si prendono in considerazione i costi di Imu/Tasi sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli), sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio sarà di 2.610 euro (1.305 euro con l’acconto), con punte di oltre 6 mila euro. Ancora, chi possiede una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie) dovrà versare l’Imu/Tasi con l’aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo di 56 euro (28 euro con l’acconto), con punte di 110 euro annui. In questo caso, la stima è che siano tre milioni e mezzo i proprietari di prima casa che pagheranno il balzello sulle seconde pertinenze.
 

Se in media l’aliquota ammonta al 10,4 per mille, il rapporto della Uil dice che in oltre 200 Comuni, quest’anno, le aliquote sono state riviste al rialzo, tra cui 4 Città capoluogo (Torino, La Spezia, Pordenone e Avellino). “In particolare, ad Avellino l’aliquota per le seconde case e altri immobili tra IMU/TASI sale dal 10,5 per mille al 10,6 per mille; a Torino si sono modificate alcune aliquote e, in particolare, l’aliquota sulle case affittate a canone concordato sale dal 5,75 per mille al 7,08 per mille, mentre, quella a canone libero, dal 8,6 per mille al 9,6 per mille; a La Spezia, sempre sulle case affittate a canone concordato, l’aliquota sale dal 4,6 per mille al 6 per mille; a Pordenone sui negozi sfitti l’aliquota sale al 10,6 per mille”.

Di segno opposto le scelte fatte a Firenze, Grosseto, Pavia, Lucca, Taranto, Biella, Vercelli dove le aliquote scendono. 

Veronese conclude che “non sono molti i Comuni che hanno aumentato quest’anno le aliquote, dopo tre anni di blocco complice anche il fatto che quasi 4 mila Comuni, quest’anno, sono andati al voto per rinnovare i propri organi ed anche perché soprattutto nei capoluoghi di provincia le aliquote sono già al massimo”. 

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