ROMA – Ci sono importanti passi in avanti sotto il profilo della connettività, in particolare in relazione all’assegnazione dello spettro 5G, ma l’Italia rimane ancora 24esima nella classifica europea per l’indice di digitalizzazione Desi. Pesano l’uso di Internet non troppo diffuso, non come negli altri Paesi, e la carenza di laureati in materia ICT, appena l’1% del totale.

I dati sono stati diffusi da Confindustria digitale, che fa notare comunque come nell’ultimo anno tutti i Paesi dell’Ue abbiano migliorato le loro pretazioni digitali. In testa Finlandia (69,9), seguita da Svezia, Paesi Bassi e Danimarca. L’indice italiano si attesta al 43,9, ben al di sotto della media Ue, al  52,5, ma molto più avanti rispetto al 38,9 dello scorso anno e al 36,5 del 2017.

“I dati Desi relativi agli ultimi cinque anni mostrano che investimenti mirati e solide politiche digitali possono avere un impatto significativo sulle prestazioni dei singoli Paesi”, sottolinea Confindustria digitale. L’Italia avanza di sette posizioni rispetto all’anno precedente in materia di connettività. In relazione all’assegnazione dello spettro 5G siamo secondi dopo la Finlandia, con una percentuale del 60% di preparazione. Ancora, passi in avanti sotto il profilo dei servizi digitali: quarto posto in classifica Ue per gli Open Data e i servizi di sanità digitale, anche se c’è uno scarso livello di interazione online tra Pubblica Amministrazione e utenti.

Non va troppo bene invece per il capitale umano, e anche l’uso di Internet è basso rispetto agli altri Paesi Ue, il 19% degli italiani non va mai in Rete, e solo il 46% degli utenti Internet utilizza l’e-banking. Siamo molto bassi in classifica anche per l’integrazine delle tecnologie digitali: solo il 10% delle Pmi vende online e solo il 6% effettua vendite transfrontaliere.

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