ROMA – L’Italia è il primo Paese del G7 a firmare un Memorandum con la Cina, “è una grandissima opportunità per tutti noi”. Lo ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio, all’inaugurazione dell’Italy-China Business Forum on Third Market Cooperation, a Palazzo Barberini. Un Forum che porterà a firmare accordi commerciali su quattro temi portanti: infrastrutture, macchinari, finanza e cooperazione bilaterale. Oggi è la volta dei tavoli tecnici, domani si metterà mano alle penne per siglare i veri e propri bilaterali.

Tra Italia e Cina, ha ricordato il vicepremier, c’è un interscambio che ormai vale 44 miliardi di euro, con una crescita esponenziale negli ultimi anni.

Di Maio ha ricordato l’ultima delle intese firmate, quella che permette alle arance siciliane di raggiungere la Cina.

L’accordo, ha detto Wang Jianjun, direttore generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi del ministero dello Sviluppo Economico cinese, va letto nell’ottica di “un’antica storia di amicizia tra la Cina e l’Italia che si perde nella notte dei tempi”, ma anche, in modo più concreto, “come un’occasione importante per mettere a punto la tutela legale degli investimenti bilaterali”.

E anche Confindustria guarda con attenzione alla Via della Seta, dichiara la vicepresidente per l’internazionalizzazione Licia Mattioli, precisando che “ovviamente in un’ottica di Two ways, un’ottica win win“, nella quale insomma a vincere siano entrambe le parti. “Non posso non ricordare le intese che verranno firmate domani, una sfida per il futuro su cui potremo lavorare insieme per i prossimi mesi”, ha concluso Mattioli.

Quelle italiana e cinesi, ha detto il presidente dell’Ice, Carlo Ferro, sono “due culture che si caratterizzano per l’attenzione alla cultura e lo spirito imprenditoriale. L’Italia è ormai per la Cina il quarto partner commerciale tra i paesi europei.” “Vogliamo guardare avanti con ottimismo per cogliere queste opportunità – ha detto ancora Ferro – l’economia italiana offre ulteriori occasioni di collaborazione per le grandi imprese ma anche per le piccole e medie”.

Anche utilizzando gli opportuni strumenti finanziari: Tu Guangshao, vicepresidente della China Investment Corporation, ha fatto riferimento al lancio imminente di un nuovo fondo di collaborazione industriale, che “sosterrà anche iniziative congiunte nei Paesi terzi”.

La giornata a Palazzo Barberini precede la firma degli accordi bilaterali Italia-CIna, previsti per domani mattina. Oggi gli incontri in mattinata tra quattro gruppi di imprese (banche, manifattura, energia e infrastrutture), nel pomeriggio incontri bilaterali. All’appuntamento sono arrivati presidenti, vicepresidenti e amministratori delegati delle principali aziende cinesei, da Chen Xiaojia, presidente di Citic Construction, che ha ricordato le collaborazioni di successo già intraprese con Todini e Saipem, a Giandomenico Ghella, che ha ricordato l’impresa compiuta da suo nonno 110 anni fa a Hong Kong (“per portare a compimento nel migliore dei modi il collegamento con la terra ferma mio nonno ha imparato ben cinque dialetti cinesi”, ha ricordato Ghella).
 
Per le banche, Nunzio Tartaglia della Cassa Depositi e Prestiti, ma anche Li Mang della Bank of China. Per la manifattura, tra i tanti imprenditori, Sandro Salmoiraghi, presidente di Federmacchine, Gianpietro Benedetti e Stefano Albini. Per l’energia in campo Lapo Pistelli, di Eni, Salvatore Bernabei di Enel e Alessandra Pasini di Snam. Anche se ancora non è stato diffuso l’elenco ufficiale degli accordi che verranno firmati domani al Mise, è sicuramente tra i nomi presenti oggi che vanno cercati i firmatari delle intese bilateriali.



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