FACEBOOK ci riprova. Archiviata lo scorso maggio Direct, l’app autonoma per la messaggistica – che a questo punto sembrerebbe essere stato più che altro un passaggio propedeutico – starebbe per lanciare Threads. Già il nome suona più accattivante. Si tratterebbe, come riportano molte fonti specializzate, di una piattaforma che torna a sfidare Snapchat e, al contempo, si allinea alle nuove indicazioni fornite mesi fa dal fondatore Mark Zuckerberg: ricucire l’ecosistema dei tanti prodotti di Menlo Park all’insegna della comunicazione sicura e intima, privilegiando le cerchie più strette rispetto al mare magnum di bacheche e timeline aperte a tutti o quasi. Bell’impresa dopo oltre un decennio di sbornie edonistiche.
 
Threads, che è in fase di sperimentazione interna fra i dipendenti del gruppo, dovrebbe servire proprio a questo. Cioè a promuovere la condivisione costante e anche minimale, vale a dire di contenuti perfino ulteriori rispetto a quelli che siamo soliti scambiarci, con i contatti più vicini. Questo, per esempio, secondo il sito The Verge che spiega anche come l’applicazione rimarrà collegata a Instagram e consentirà di scambiarsi la geolocalizzazione, la velocità e per esempio il livello residuo di batteria con gli amici oltre ai soliti testi, foto e video messaggi realizzati con la suite creativa dell’app ideata da Kevin Systrom (che da qualche tempo ha lasciato il gruppo).
 
Ovviamente al momento da parte di Menlo Park c’è il massimo riserbo ma è evidente come si tratti, da una parte, dell’ennesimo tentativo di fornire alla piattaforma ora guidata dal braccio destro del capo, Adam Mosseri, un sistema di messaggistica all’altezza, che rubi possibilmente utenza all’app del fantasmino sempre popolarissima fra i teenager e per giunta di recente tornata a crescere, segnando quota 190 milioni attivi ogni giorno. Sembrano pochi, rispetto allo sterminato continente di Facebook, ma appartengono appunto a fasce d’età piuttosto ghiotte per gli inserzionisti pubblicitari. E anche per il futuro di quelle stesse piattaforme. Dall’altra è appunto una delle prime conseguenze, o dei tentativi, di cambiare almeno un po’ la propria “mission”: l’esperimento sull’oscuramento dei “Mi piace”, sempre su Instagram dallo scorso luglio anche in Italia, è un altro segnale in questa direzione. Tuttavia, che una piattaforma che ha fatto del Like la sua fortuna e la pietra angolare dei propri incassi pubblicitari possa riuscire in questa svolta intimista senza rovinare il rapporto con gli inserzionisti rimane, tuttavia, da verificare e comunque una mutazione sul medio-lungo periodo.
 
Come si diceva c’è un precedente: quella Direct mandata prematuramente in pensione lo scorso maggio e in fase di sviluppo dal 2017. Se in quel caso il problema era il salto continuo fra un’app e l’altra a cui erano obbligati gli utenti, stavolta Threads dovrebbe allontanarsi un po’ di più dall’ingombrante madre, pur rimanendole legata a doppio filo. Non è un caso che, sempre su Snapchat, alcuni studi recenti abbiano spiegato come gli utenti trascorrano molto tempo all’interno dell’app. Più di quanto ne spendano, in media, gli utenti di Instagram. Quella sensazione di comunità e quella piattaforma così caotica ma al contempo ricca di stimoli, spesso imperscrutabile per chi abbia meno di vent’anni, sembra il vero asset intangibile della chat del fantasmino. Che ora Instagram starebbe – di nuovo dopo che Zuck ha provato più volte a comprarsela ricevendo un sonoro “niet” dal cofondatore Evan Spiegel – tentando di replicare.
 
Ma come sarà quest’applicazione? Stando agli screenshot ottenuti da The Verge il logo ricorderà l’obiettivo di Instagram ma racchiuso all’interno di un baloon di una chat, ed è in effetti molto efficace. L’impostazione interna, invece, dovrebbe essere ricca di funzionalità ma nello stesso tempo molto intuitiva, in grado di far sapere in modo quasi automatico ai gruppi più vicini cosa si sta facendo, in che condizioni ci si trovi, dove ci si trovi, persino a che velocità si stia marciando e così via. Una sorta di cordone ombelicale, un “thread” appunto, cioè un “filo” inteso sia nel senso che il termine ha assunto nei forum e nei social (conversazione collegata) che nel suo senso letterale, cioè collegamento continuo.
 
Scegliendo la condivisione automatica, infatti, Threads comunicherà a un ristretto gruppo di amici lo status e tutti gli altri elementi che si sceglierà di mettere in comune. In realtà sulla localizzazione si tratterà di formule tipo “è in movimento” o “sta andando da qui a lì” ma c’è da scommettere che dopo la sperimentazione, e prima del lancio che a questo punto potrebbe avvenire fra l’autunno e l’inverno, molti dettagli verranno sistemati. I messaggi degli amici occupano ovviamente la parte principale della schermata, indicando anche il loro status con una luce verde se sono connessi. Da Threads si potranno anche visualizzare le Storie di Instagram e non mancherà, ovviamente, una fotocamera.
 
“So che non abbiamo la migliore reputazione sulla privacy, ma per noi inizia un nuovo capitolo – aveva spiegato il cofondatore lo scorso maggio dal palco di San Jose, in California – e sono fiducioso perché abbiamo dimostrato di saper dare agli utenti i prodotti che vogliono. La privacy ci dà la libertà di essere noi stessi. Per questo le applicazioni si concentreranno su messaggi privati, storie, piccoli gruppi e pagamenti sicuri”. Dopo tutti gli scandali degli ultimi tempi, su tutti Cambridge Analytica, il gruppo sta disperatamente tentando di darsi quella nuova faccia assicurata dal cofondatore. Non è detto che ci riesca. “Il futuro è privato” ma arriva dopo un passato completamente pubblico.
 

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Carlo Verdelli
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