MILANO – Una parola chiara sul fatto che i tassi sui depositi verranno ancora abbassati nel prossimo futuro (se non addirittura, e sarebbe una sorpresa, già un taglio vero e proprio). Qualche ragionamento sul fatto che lo staff tecnico possa studiare il modo di limitare l’impatto negativo di tassi sottozero sul bilancio delle banche, affinché queste non peggiorino le condizioni di finanziamento a famiglie e imprese. Magari qualche riferimento alla possibilità di riprendere il filo degli acquisti di titoli di Stato e non, se fosse necessario. Sono questi gli ingredienti che i mercati si aspettano dalla riunione della Bce di questa mattina.

Il mercato dà per scontato che un’azione di Mario Draghi ci sarà, magari oggi solo indicata per diventare operativa a settembre, ma comunque entro il termine del mandato di fine ottobre e l’arrivo di Christine Lagarde. A pendere perché quello odierno sia un passaggio interlocutorio è il fatto che dopo l’estate arriveranno le nuove stime macroeconomiche di Francoforte, sulle quali si basa l’azione di politica monetaria dell’Eurotower, insieme al fatto che la prossima settimana la Fed molto probabilmente abbasserà il costo del denaro e allora Draghi potrebbe aspettare di vedere le mosse del collega Powell prima di agire.

In questa situazione, per altro, non manca chi sottolinea come il calo generalizzato degli spread periferici rischi di far passare sotto-traccia i problemi strutturali. “Il mercato si sta solo focalizzando sugli aspetti tecnici positivi derivanti da un altro quantitative easing (il programma d’acquisto di titoli della Bce, ndr) – ha commentato recentemente Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario di T. Rowe Price – L’indebolimento del quadro fiscale dell’Italia, ad esempio, attualmente viene sottovalutato. Le discussioni sull’imminente bilancio 2020 potrebbero reindirizzare l’attenzione degli investitori sul deterioramento dei fondamentali italiani, rimettendo i bond del Paese al centro del mirino”.

I mercati hanno trattato misti in Asia, quelli europei aprono in cauto rialzo. Milano fa segnare un progresso dello 0,4% nelle prime battute. A Piazza Affari, tra i vari conti si registra il ritorno all’utile di Saipem mentre Stm ha limato il profitto semestrale a 339 milioni di dollari dai 560 dell’anno scorso.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,22% con gli acquisti che si sono concentrati sul settore della tecnologia dopo i livelli record fatti segnare dal listino tecnologico del Nasdaq, negli Usa. Quest’ultimo, nonostante i molti casi che stanno riguardando i titoli del settore, ieri sera ha strappato un guadagno dello 0,85%. Anche lo S&P500, salito dello 0,47%, ha raggiunto nuovi picchi, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,29%. A scambi fermi, Facebook ha pubblicato risultati migliori del previsto mentre Tesla ha ancora deluso.

Lo spread tra Btp e Bund riapre sotto 190 punti, dopo i cali della vigilia, con un rendimento del Btp decennale inferiore all’1,5%. Euro stabile in attesa di Draghi. La moneta unica scambia così a 1,113 dollari (-0,003%). Invariata la sterlina all’indomani della nomina a premier di Boris Jhonson (-0,005% a 1,247). In Asia poco mosso lo yen (-0,009%) a 108,09.

Tra le materie prime, il petrolio è in recupero sui mercati. Dopo il calo dell’1,6% di ieri, il greggio Wti del Texas prova a risalire e guadagna lo 0,36% a 56,07 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord cresce dello 0,3% a 63,3 dollari. Lieve calo per l’oro: il metallo con consegna immediata scende dello 0,3% a 1422 dollari l’oncia.



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