PECHINO – Arrivano i Panda Bond. La Banca Popolare Cinese, la banca centrale di Pechino, ha autorizzato Cassa depositi e prestiti a emettere titoli di debito denominati in renminbi, dicono a Repubblica fonti interne all’istituto, aggiungendo che la comunicazione è già stata inviata a Cdp. E dalla Cassa arriva la conferma.
 
Quattro mesi esatti dopo la visita di Xi Jinping in Italia e la nostra adesione alla Via della seta, si sblocca così un’operazione in discussione da mesi, un passo in avanti nella collaborazione finanziaria tra Italia e Cina. Due settimane fa il ministro delle Finanze Tria aveva anticipato l’emissione imminente, spiegando che la prima sarà di 150 milioni di euro (circa un miliardo di RMB, ndr), “per ora”, e che i soldi raccolti serviranno a “finanziare le imprese italiane” attive in Cina.
 

L’Italia diventa così il primo peso massimo europeo a esplorare il mercato del debito mandarino. Finora a emettere titoli di Stato in renminbi erano state Polonia e Ungheria (entrambe fuori dall’eurozona), seguite dal Portogallo, primo Paese all’interno della moneta unica. Tutti governi della “periferia” con rapporti molto stretti con la Cina. Anche l’Austria ha annunciato la sua intenzione di accodarsi.
 
Tecnicamente la Cassa depositi e prestiti è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, quindi i titoli che emetterà non sono classificabili come debito pubblico. Rispetto agli altri Paesi europei che l’hanno preceduta perciò il passo dell’Italia è più prudente. Resta comunque la natura pubblica di Cdp, controllata dal ministero delle Finanze, a configurarla come una operazione di Stato.
 
La Cina sta incoraggiando i propri partner lungo la Via della seta a emettere titoli in renminbi, parte del suo tentativo di internazionalizzare la valuta nazionale e renderla un’alternativa al dollaro.
 

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