MILANO – Ore 11:00. I listini asiatici incoraggiano quelli europei. A sostenere le quotazioni è per la seconda seduta di fila la Cina: dopo le schiarite sul fronte commerciale, sul finire della scorsa settimana, oggi gli investitori appuntano dati macro positivi dalla seconda economia del globo. L’attività manifatturiera è infatti tornata a crescere per la prima volta in quattro mesi: l’indice Pmi che anticipa l’andamento del comparto, calcolato dall’istituto Caixin, si è attestato a marzo a 50,8 punti, dai 49,9 punti del mese prima, e oltre i 50 punti stimati dagli analisti (soglia che separa la contrazione dall’espansione economica).

Milano si rafforza a metà mattina, in rialzo dello 0,85% con Saipem e Unicredit tra i migliori. Bene anche le altre: Parigi sale dell’1,2%, Francoforte dell’1,5% e Londra dello 0,95%. Le piazze cinesi hanno segnato questa mattina guadagni importanti: Shanghai (+2,45%) si è portata al top da un anno e Shenzhen ha aggiunto il 3,2 per cento. Bene anche Tokyo che ha chiuso con un progresso dell’1,43%. Non si esaurisce dunque la spinta che – nonostante i timori per la crescita – ha condotto le azioni globali a segnare la miglior performance trimestrale dal 2010, scommettendo sulla rinnovata presenza delle Banche centrali in supporto all’economia. Di contro, per le stesse considerazioni che operano in direzione opposta, i rendimenti sulle obbligazioni sono rimasti schiacciati verso livelli minimi.

Le Borse europee tengono così botta ai dati ben peggiori di quelli cinesi giunti dagli indici Pmi del Vecchio continente. L’indice dell’Eurozona è sceso a marzo a 47,5 punti, sotto la soglia di contrazione (50) attestandosi ai minimi dall’aprile 2013. In netto calo la Germania con 44,1 punti, più basso dal luglio 2012 quando impazzava la crisi del debito sovrano, e anche l’Italia con 47,4 punti al punto di minima dal maggio 2013. Intanto in Giappone è peggiorata la fiducia delle grandi aziende manifatturiere, nel primo trimestre dell’anno: ha registrato un brusco calo legato principalmente ai dubbi sulla crescita economica globale. L’indice Tankan elaborato dalla Bank of Japan nei tre mesi che si sono conclusi a marzo è sceso a +12, contro il +19 precedente. L’Istat ha censito una disoccupazione in lieve aumento a febbraio al 10,7%, si attende poi l’Ocse: presenta il suo rapporto sull’Italia.

Lo spread tra Btp e Bund sale leggermente oltre 255 punti. Il rendimento del decennale è in rialzo a 2,54%. Prevista anche la relazione annuale della Bce al Parlamento europeo. L’euro apre in rialzo sopra 1,1,2 dollari, mentre la lira turca perde il 3%, a 5,57 sul dollari, dopo i risultati delle elezioni, che vedono il presidente Erdogan sconfitto ad Ankara e in difficoltà a Istanbul. La moneta europea passa di mano a 1,1236 dollari e a 124,79 yen. Dollaro/yen sale a 111,06.

Tra le materie prime, infine, il prezzo del petrolio è in rialzo grazie alle sanzioni Usa a Venezuela e Iran, e ai tagli alla produzione dell’Opec+. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di 40 cent a 60,54 dollari e quelli sul Brent guadagnano 57 cent a 68,15 dollari al barile. Quotazioni dell’oro in crescita sui mercati asiatici. Il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,2% e passa di mano a 1.292 dollari l’oncia.



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