“Matrimonio a prima vista” è una trasmissione televisiva in cui due perfetti sconosciuti accettano di sposarsi senza sapere nulla l’uno dell’altro. Le varie combinazioni tra i “promessi sposi” sono fatte da un pool di esperti, alla ricerca della coppia perfetta. I partecipanti devono firmare un contratto con cui si impegnano a  farsi riprendere 24 ore su 24 – prima, durante e anche dopo il matrimonio “combinato” – per circa 3 mesi. Possono anche cambiare idea e non sposarsi ma, in quel caso, devono pagare una penale onerosa. Se si sposano ma poi vogliono separarsi – e divorziare – il costo di tutta la procedura rimane a carico della produzione. La trasmissione prevede anche che il matrimonio sia celebrato da un sindaco scelto dalla produzione. Chi partecipa deve spostare la residenza in un comune indicato dalla produzione, dove, all’insaputa dell’altro promesso sposo, fa richiesta per le pubblicazioni.
Giulia e Marco (nomi di fantasia) senza conoscersi, decidono di partecipare all’esperimento. Firmano il contratto, si incontrano per la prima volta il giorno del matrimonio e vanno a vivere insieme. Dopo pochi giorni scoprono però di non essere fatti l’uno per l’altro e si lasciano. Memori di quanto gli era stato detto dalla produzione, cominciano le pratiche per la separazione davanti al sindaco, come prevede la L. 162/14 in caso di assenza di figli. Il Comune dove si sono rivolti – diverso da quello dove avevano celebrato il matrimonio – però, blocca tutto, ritenendo quel matrimonio irregolare perché la data delle nozze e il luogo di celebrazione erano sbagliati. Nessuna separazione.
Giulia e Marco allora si rivolgono al Giudice per chiedere l’annullamento, ribadendo non solo i vizi formali ma anche di essersi sposati per la paura di pagare la penale, ove si fossero rifiutati.
Ma anche il Tribunale dà loro torto: le irregolarità riscontrate non comportavano l’invalidità del matrimonio ma solo un’irregolarità che, tutt’al più, avrebbe avuto come conseguenza il pagamento da parte del sindaco di una multa di poche centinaia di euro. Quanto al fatto di essersi sentiti costretti, per il Tribunale non c’è stata nessuna violenza: i due sposini avevano la possibilità di non firmare il contratto per partecipare alla trasmissione; avendolo fatto, si sono fatti carico delle conseguenze che ciò comportava.
Giulia e Marco, per la legge sono oggi ancora sposati. Adesso potranno richiedere la separazione (stavolta probabilmente a loro spese) rivolgendosi direttamente al Tribunale o per mezzo di un avvocato.
Morale della storia: il matrimonio è una cosa seria e non un gioco televisivo. Chi lo contrae ha precisi obblighi che non può pensare di bypassare per 5 minuti di celebrità.

* Avvocato del Comitato Scientifico de Il Familiarista, portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di Giuffrè Francis Lefebvre

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