MILANO – Segnali positivi ma anche parecchie incertezze nell’ultimo rapporto Istat sui dati trimestrali del mercato del lavoro. Nel secondo trimestre dell’anno, l’Istituto traccia – nei confronti del primo periodo del 2019 – un leggero aumento dell’occupazione e una riduzione degli inattivi, cioè coloro che non hanno lavoro né lo cercano, con il tasso di senza lavoro che cala al 9,9%.

Secondo i dati dell’Istat, nel periodo aprile-giugno l’occupazione è salita rispetto al trimestre precedente (+0,6%). Significa 130 mila occupati in più: salgono i dipendenti, sia a termine che permanenti, e in misura minore anche gli indipendenti. Ma l’aumento non deve lasciare andare a facili entusiasmi: siamo di fronte a un quadro fragile. Le ore lavorate sono infatti scese leggermente su base congiunturale (-0,1% sul trimestre precedente) e hanno rallentato la loro crescita in termini tendenziali (+0,4%), cioè rispetto all’anno prima. “Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil”. Sappiamo poi, come ricorda la stessa Istat, che “nei dati mensili più recenti (luglio 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati mostrano un lieve calo rispetto al mese precedente”.

Anche l’andamento tendenziale degli occupati mostra che i miglioramenti del mondo del lavoro sono in attenuazione. Prosegue “a ritmi meno sostenuti la crescita del numero di occupati (+0,3%, +78 mila in un anno), dovuta ai dipendenti permanenti a fronte del calo di quelli a termine e degli indipendenti; l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 17,2% (-0,2 punti in un anno)”. Si tratta di quella rotazione dovuta anche al Decreto dignità. Ma anche in questo caso, c’è un campanello d’allarme: dopo il rallentamento nell’ultimo periodo, si arresta la crescita degli occupati a tempo pieno mentre prosegue l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stimata al 64,8% dei lavoratori a tempo parziale (+1,2 punti). Alla crescita dell’occupazione soprattutto nel Nord e più lievemente nel Centro (+0,7% e +0,1%, rispettivamente) si contrappone, per il terzo trimestre consecutivo, il calo nel Mezzogiorno (-0,3%)”.

Sempre restando nel confronto annuale, “per il nono trimestre consecutivo si riduce il numero di disoccupati (-260 mila in un anno, -9,3%), coinvolgendo entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età. Dopo due trimestri di calo, torna ad aumentare il numero di inattivi di 15-64 anni (+63 mila in un anno, +0,5%)”.

Anche vista dal lato delle imprese, la situazione ricalca queste luci e ombre. Se da un lato “prosegue la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,3% sul trimestre precedente e dell’1,5% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi”; dall’altra parte scendono le “ore lavorate per dipendente” dello 0,6% su base congiunturale e dello 0,9% su base annua. “Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione positiva”.

Il costo del lavoro, infine, cresce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento delle retribuzioni (+0,1% su base congiunturale e +1,6% su base annua) e degli oneri sociali (+0,3% su base congiunturale e +4,5% su base annua).

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Tra gli aspetti indagati dall’Istat c’è anche quello della ricerca di lavoro,: seppure in lieve diminuzione, continua a prevalere l’uso del canale informale. Rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa (82,7%, -0,7 punti); seguono l’invio di curriculum (65,4%, -0,5 punti) e la ricerca tramite internet (55,6%, -2,0 punti). Aumenta tuttavia sia la quota di disoccupati che ha contattato il Centro pubblico per l’impiego (22,3%, +1,1 punti) sia quella di quanti si sono rivolti alle agenzie di somministrazione (12,2%, 1,6 punti).



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