MILANO – Cauti rialzi sulle Borse asiatiche e future poco mossi in Europa. Gli operatori finanziari continuano a guardare a quel che accade sul mercato americano e agli interventi della Federal Reserve. Per tre giorni di fila, la Banca centrale di New York ha effettuato delle iniezioni di liquidità a breve sul mercato “repo”, dove ci si scambiano denaro per titoli in operazioni che spesso durano il tempo di una notte. La Fed ha assicurato che ripeterà l’intervento da 75 miliardi di dollari anche una quarta volta, venerdì. A render necessaria una mossa che non si vedeva dai tempi della crisi del 2008 è stata l’improvvisa mancanza di liquidità che ha fatto schizzare i tassi. Per gli osservatori contattati da Bloomberg, finora il tampone ha funzionato; ma molti auspicano che sia avviato un piano più strutturale, che consenta almeno qualche settimana di tranquillità e di superare la fine del trimestre (nella quale si concentrano tradizionalmente alcune scadenze di mercato) con tranquillità.

Nel frattempo i listini galleggiano, dopo aver digerito le riunioni delle Banche centrali che hanno sancito il taglio dei tassi Usa – come previsto – e l’attendismo di Giappone e Regno Unito. Si è mossa invece la Banca centrale cinese, che ha annunciato un leggero calo di uno dei tassi di prestiti che le banche commerciali impongono ai propri clienti, una misura volta a sostenere l’economia in difficoltà nel mezzo della guerra commerciale.

In apertura di seduta il Dax a Francoforte scende dello 0,03% a 12.454,87 punti. Il Cac 40 di Parigi cala dello 0,07% a 5.655,37 punti e a Londra il Ftse 100 cede lo 0,39% a 7.326,43 punti. Apertura positiva a Milano con l’indice Ftse Mib che segna +0,31% a quota 22.195. Positiva Mediaset dopo l’accordo con il fondo Peninsula che blinda la fusione di attività spagnole e italiane nella nuova holding olandese Mfe.

Ieri sera Wall Street ha chiuso incerta, alla vigilia del giorno delle “quattro streghe” (quadruple witching) – quando cioè scadono contemporaneamente i future sugli indici, le opzioni sugli indici, i future sulle azioni e le opzioni sulle azioni – che solitamente mette in subbuglio i mercati. Il Dow Jones ha perso lo 0,19%, lo S&P500 ha terminato invariato e il Nasdaq ha aggiunto lo 0,07%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha segnato un rialzo dello 0,16%.

L’euro apre in rialzo ma resta sotto quota 1,11 dollari, mentre il biglietto verde perde terreno. La moneta europea passa di mano a a 1,1055 dollari e 119,27 yen. Dollaro/yen cala a 107,87. Lo yuan si rafforza a 7,0843 sul dollaro, mentre a Washington non emergono novità dai colloqui tra Cina e Usa. Dopo l’incetta di dati di ieri, il calendario macroeconomico dell’ultima seduta della settimana offre pochi spunti di rilievo. Tra i pochi dati in uscita nel corso della giornata si segnala la fiducia al consumo della zona euro per il mese di settembre. In Giappone, l’inflazione è rimasta ferma ad agosto – con un +0,3% annuo – mentre in Germania, nello stesso mese, i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,5% mensile.

Senza movimenti particolari anche lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale segna 139 punti base come ieri sera. Il tasso di interesse sul decennale italiano è allo 0,88%.

Tornano a crescere i prezzi del petrolio: sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti crescono di 43 cent a 58,56 dollari e quelli sul Brent guadagnano 27 cent a 64,67 dollari al barile. Anche l’oro risale: si porta sopra i 1.500 dollari l’oncia con i dubbi sulla crescita e la situazione a medio termine dell’economia mondiale, anche alla luce del rapporto di ieri dell’Ocse che ha ridotto le stime di crescita. Il lingotto con consegna immediata recupera così lo 0,2% a 1.501,7 dollari l’oncia. Il metallo prezioso questa settimana ha guadagnato lo 0,8%.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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