Cos’ha di più prezioso un produttore veronese di grappa? La grappa stessa. Ecco perché le sue bottiglie possono diventare una ‘garanzia’ per un finanziamento concesso da una banca. E’ accaduto al gruppo Castagner, noto nome dei distillati di Vazzola. A farle da controparte dietro lo sportello c’era Banco Bpm, che ben conosce il territorio veneto.

L’operazione architettata ha caratteri innovativi. In pratica, l’azienda si è assicurata un finanziamento di 2 milioni di euro di durata quinquennale, con la possibilità di rinnovarlo durante il periodo di vita. Come spesso accade, per chiudere queste operazioni le banche chiedono in cambio una garanzia “reale”, ovvero dei beni dei quali entrare in possesso in caso l’affidatario (colui al quale son stati prestati i soldi) si dimostri incapace di rimborsare le rate con gli interessi.

Il ragionamento della banca è stato che – immaginando per ipotesi che si spera non accadano, ovvero l’escussione delle garanzie – è molto più facile monetizzare un magazzino di grappa piuttosto che un bene immobile o un macchinario. A far da “pegno” c’è dunque il distillato che sta invecchiando in rovere, che si trasformerà in un milione di bottiglie di grappa.

Qui scatta il processo innovativo. Perché in passato è già capitato di sentire di finanziamenti garantiti con forme di Parmigiano o con il prosciutto crudo. Ma si tratta di mercati già strutturati, nei quali esiste un mercato col quale confrontarsi per indicare il valore della ‘merce’. E soprattutto con una stagionatura di durata inferiore. Nel caso della grappa, l’affinamento in rovere può arrivare a 20 anni per la Castagner. Ecco perché Banco Bpm si è rivolto a un terzo, la Deloitte, per inventare un modello in grado di dare un valore al magazzino, tenendo conto delle tempistiche della lavorazione e di tutti i fattori della produzione. Un modello che – credono in banca – si potrebbe replicare in altre operazioni, su un territorio a vocazione vinicola così marcata.

Roberto Castagner, il presidente della distilleria, utilizzerà le linee per ampliare il magazzino d’invecchiamento, che oggi arriva a 2.500 barrique. L’intento è riequilibrare gli affari verso l’estero: “Oggi esportiamo solo il 30% della grappa prodotta, contro il 90% del cognac francese o dello scotch whiskey, e il mercato internazionale si conquista solo con la grappa lungamente invecchiata”, ha spiegato. Intanto, già con l’operazione ‘creativa’ dal punto di vista del finanziamento è riuscito a strappare un sensibile sconto sul tasso, nell’ordine del 30% sulla proposta originaria.

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