MILANO – Analisti e investitori si incontrano oggi a Londra con i manager di Mediaset, per discutere i termini del riassetto delle tv di Cologno con quelle spagnole da cui nascerà Mediaset for europee (Mfe), colosso da oltre quattro miliardi di capitalizzazione quotato a Milano e Madrid. Ma se gli esperti hanno più o meno condiviso le motivazioni finanziarie dell’operazione studiata da Citigroup e Jp Morgan e dai legali degli studi BonelliErede e Pedersoli, restano però alcune criticità da chiarire.

Intanto l’azione, alla riapertura degli scambi, dopo l’annuncio dell’operazione, balza a Piazza Affari (SEGUI IN DIRETTA).

Il concambio con Mediaset Espana
In primo luogo, secondo gli analisti, il concambio offerto all’ex Telecinco (2,33 azioni per ogni Mfe) è meno generoso di quello della capogruppo Mediaset (1 per ogni Mfe), prova ne è che la diluzione dei soci del Biscione nella nuova entità sarà inferiore di quella degli spagnoli. Stesso discorso per il prezzo di recesso (6,544 euro) che è calcolato con la media degli ultimi tre mesi, e che è inferiore a diversi target price sul gruppo.

La governance futura
In secondo luogo, la governance apre il fianco a varie criticità, tra cui anche l’età media dei membri del nuovo board dove – se Pier Silvio Berlusconi è destinato a fare l’ad – non è escluso che Fedele Confalonieri (oggi presidente onorario) ceda il posto a Marina Berlusconi o a Danilo Pellegrino, gli altri due amministratori non esecutivi in cda. Con la legge olandese non ci sarà inoltre spazio per gli esponenti del mercato, padrone del 64% del nuovo gruppo. Spetterà infatti al comitato nomine di Mfe, dopo il via libera di un cda targato Fininvest (9 membri su 14), selezionare anche i 5 amministratori indipendenti.

Addio alla contendibilità
Infine, se mai lo è stata, Mediaset cessa di essere contendibile. Qualcuno replica che le circostanze si sarebbe verificato comunque, dato che ad aprile l’assemblea di Cologno ha introdotto il voto maggiorato. Tuttavia il voto doppio sarebbe diventato efficace nell’aprile del 2021, mentre trasferendo la sede legale in Olanda l’effetto viene anticipato e a moltiplicato per tre fin da subito. Dato che Vivendi (28,8% di Mediaset e 23,1% di Mfe) – che è stata sterilizzata dall’Agcom e in parte dal Tribunale di Milano – non può votare né chiedere che le vengano conferito il diritto di farlo, Fininvest si troverà fin da subito ad avere quasi due terzi dei diritti di voto di Mfe. In molti avevano sperato in una scalata a Mediaset, magari insieme ai Berlusconi per liberarlo dal gruppo che fa capo a Vincent Bolloré, ma a questo punto ogni speculazione viene meno.

Il nodo Vivendi
Per addolcire la pillola, Vivendi e tutti i soci ad operazione fatta riceveranno 100 milioni di cedole (per i francesi significa un assegno da 23,1 milioni) la promessa di dividendi futuri pari al 50% dell’utile netto consolidato di ogni anno e un buy back fino a 280 milioni. Ma se Vivendi volesse mettersi di traverso, potrebbe esercitare il diritto di recesso, e chiedere 2,77 euro per un azione che nel 2016 ha pagato 3,7 euro. La mossa comporterebbe una minusvalenza di 320 milioni, ma così facendo, in teoria, Vivendi potrebbe far saltare l’operazione. Secondo i legali dei Berlusconi l’ipotesi è remota, perché Fininvest o altri soci potrebbero decidere di comprare loro le azioni a 2,77 euro, piuttosto che adire le vie legali. Del resto proprio per la possibilità di esercitare un diritto di veto, l’Agcom aveva già sterilizzato i francesi nel 2017, e recedere e così facendo bloccare un’operazione che crea valore e aderisce alla logica di Vivendi di creare un network europeo, sarebbe una scelta irrazionale ed anti economica che un giudice facilmente potrebbe invalidare. Al contrario, fanno notare gli esperti, grazie all’operazione Vivendi potrebbe essere azionista di un gruppo più forte e più liquido e valorizzare al meglio la sua partecipazione: il buy banck di Mfe sarà fatto con i titoli fino a 3,4 euro ciascuno, un valore non distante dai 3,7 euro a cui Vivendi ha rastrellato le azioni tre anni fa.

Alleanze future
Nonostante la governance e la non contendibilità di Mfe, gli investitori sperano che il nuovo gruppo sia capace di creare alleanze future, o quanto meno nuove sinergie di scala per un settore dove i ricavi altrimenti sono destinati ad assottigliarsi progressivamente. Prosieben, di cui mfe ha rilevato il 9,6%, ha fatto dell’essere una public company il suo dogma, e difficilmente avrà voglia di farsi inglobare dal gruppo dei Berlusconi. Fatto sta che tutto il settore dei media europeo è in fase di consolidamento e quindi presto o tardi potrebbero presentarsi comunque nuove occasioni.



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