MILANO – Ore 10:10. I timori di un forte rallentamento economico sono tornati a far capolino nella mente degli investitori sul finire della scorsa settimana, quando – dagli Usa alla Germania – si sono diffusi numeri macro fortemente negativi. Oggi i mercati finanziari hanno ricominciato da dove avevano finito: la spinta del 2019 che aveva portato i listini globali ai massimi da cinque mesi sta mostrando sempre più scricchiolii. Timori alimentati anche dal vedere una pericolosa inversione nella curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani: per la prima volta dal 2007, venerdì scorso quelli a tre mesi rendevano più di quelli a 10 anni. Un sintomo del fatto che sui mercati si sconti una recessione nel medio periodo. Anche il cambio di rotta delle Banche centrali, che hanno abbandonato il loro percorso di normalizzazione della politica monetaria per rimettersi in posizione accomodante, non ha dato quel sollievo atteso ma è stato piuttosto interpretato come un ulteriore campanello d’allarme sui fondamentali economici.

I listini europei hanno aperto deboli, ma sono poi risaliti con il miglioramento a sorpresa, a marzo, dell’indice Ifo che misura la fiducia delle imprese tedesche: l’indicatore è salito a 99,6 da 98,5 punti di febbraio scorso, contro le attese per un dato invariato. La Germania era reduce dalla lettura negativa della scorsa settimana dell’indice Pmi manifatturiero, che anticipa l’andamento del comparto ed era risultato ai minimi dal 2012. Milano gira in positivo dello 0,4% con Campari ben intonata dopo una promozione di Goldman Sachs. Restano deboli gli altri: Parigi cede lo 0,6%, Londra lo 0,7% e Francoforte lo 0,3%.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha lasciato sul parterre il 3,01 per cento. Il Nikkei ha così registrato il maggior calo giornaliero dallo scorso dicembre, a fronte di uno yen – bene rifugio per eccellenza con l’oro – in rafforzamento sul dollaro poco sotto quota 110. L’euro apre stabile sul biglietto verde: la moneta europea passa di mano a a 1,1301 dollari e a 124,22 yen. Dollaro invariato ma debole sullo yen a 109,92. Male anche gli altri listini asiatici, con Shanghai che ha perso alla fine quasi il 2% e Hong Kong il 2,03 per cento.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in allargamento a 250 punti base. Il decennale italiano rende il 2,49% e questo significa che l’omologo Bund tedesco si conferma sottozero, livello visto venerdì scorso per la prima volta ma che mancava dal 2016.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo, dopo i recenti guadagni legati ai tagli della produzione del cartello dei Paesi produttori. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono di 52 cent a 58,52 dollari e quelli sul Brent arretrano di 42 cent a 66,61 dollari al barile. Come si è visto per lo yen, i timori di rallentamento economico rafforzano l’oro: il metallo con consegna immediata sale così dello 0,2% a 1.316 dollari l’oncia.

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