Oggi ancora di più con i primi effetti del decreto dignità diminuisce la flessibilità buona (somministrazione) e aumenta il precariato. Secondo i dati dell’Osservatorio Inps tra luglio e dicembre del 2018 sono stati siglati 51mila contratti in più di prestazioni occasionali, 15mila assunzioni in più con contratti intermittenti e 11mila in più tra i contratti stagionali.

Lo hanno confermato giovedi 28 marzo i relatori del convegno “Posti e percorsi, il lavoro tra mappa e territorio” organizzato da Assolavoro, l’Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro.

Questo ha ribadito il presidente del Cnel, Tiziano Treu, e questo ha sottolineato Bettina Schaller, presidente per l’Europa della Wec (World employment confederation). «Il lavoro – ha spiegato la presidente Schaller – è in cima all’agenda europea, ma l’Italia è uno dei pochi paesi del G20 ad aver perso posizioni in termini di stabilità, confermandosi un mercato difficile per le opportunità lavorative».

Una tendenza che colpisce il lavoro in somministrazione, come denuncia Assolavoro all’interno di una ricerca realizzata dall’istituto Ipsos. Tra il luglio e il dicembre del 2018 i contratti siglati dalle agenzie del lavoro sono calati di 39mila unità. E qualcosa di simile è accaduto nel gennaio scorso, quando erano in piedi 391.308 contratti in somministrazione contro i 419.677 del dicembre precedente.

«Se alcuni hanno avuto un accesso più rapido a contratti stabili – commenta il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza – sono molti di più quelli che il decreto dignità ha spinto ai margini del lavoro, con contratti meno tutelanti o addirittura nessun lavoro. Il governo intervenga con correttivi, prima di tutto sulle causali previste per la migliore forma di flessibilità, ovvero la somministrazione».

Il tema è proprio questo: il decreto dignità prevede che, dopo un anno, il contratto di somministrazione possa essere rinnovato solo con costi maggiori o con l’inserimento di una causale in caso di interruzione. Un espediente che invece di favorire la stabilizzazione ha avuto l’effetto opposto, spingendo molte imprese a preferire forme contrattuali più flessibili.

Il decreto dignità colpisce così il lavoro in somministrazione, dove la persona viene retribuita da un’agenzia di lavoro mentre svolge la propria attività presso un’impresa attraverso un contratto che può essere a tempo determinato o indeterminato. Si tratta di un modello che impiega centinaia di migliaia di persone e che, storicamente, ha uno sbocco naturale verso la stabilizzazione. E infatti in media il 30% di chi parte con un contratto in somministrazione poi accede a un’occupazione stabile.

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