MILANO – È sempre più ampio il divario tra gli occupati del Sud e quelli del Nord Italia. È quanto mette in luce uno studio realizzato dall’Osservatorio statistico dei consulenti del Lavoro che ha messo in luce le forti criticità del Mezzogiorno.

Un gap che si rende ancora più manifesto guardando i dati sulla disoccupazione giovanile a livello micro territoriale. A Matera più di due ragazzi su tre nella fascia 15-24 anni tra chi cerca un’opportunità di lavoro non la trova. Numeri molto distanti da quelli della zona di Monza e Brianza, dove è in questa condizione meno di un giovane su 10 (9,2%). 

Il tasso di disoccupazione giovanile oltrepassa il 60% in province come Caltanissetta (64,8%), Vibo Valentia (63,4%) e Benevento (60,2%), mentre valori molto bassi si osservano in diverse aree del Settentrione, tra cui Trieste (11,7%) e Parma (11,9%).

Molto marcate anche le differenze in tema di inattivi, coloro cioè che non hanno un impiego né lo cercano. In Italia, viene ricordato, sono “inattive il 34,4% delle persone fra i 15 e i 64 anni”, con differenze notevoli sul territorio, visto che, ad esempio, nel 2018 la provincia con la quota più elevata di persone fuori dal mercato occupazionale è Caserta (52,5%), invece quella col tasso più basso è Modena, dove soltanto il 23,2% delle persone non ha incarichi, e neppure cerca una chance. Fra gli under35, poi, il 36,6% dei ragazzi meridionali rientra nel novero dei cosiddetti ‘Neet’ (l’acronimo di matrice anglosassone che indica chi non lavora, né è impegnato in percorsi formativi, ndr), a fronte del 16,3% di chi risiede al Nord.

Percentuali contenute di occupati, inoltre, si rilevano nella provincia di Trapani (38,4%), preceduta da Napoli (38,7%) e da Agrigento (38,8)”, mentre in vetta vi sono tre ‘virtuose’ zone settentrionali, ossia “Bolzano, con il 73,5% di attivi, Bologna con il 72,4% e Belluno con il 70,4%”. Il Sud, recita il dossier, tiene ben saldi i primi posti in classifica per tasso di disoccupazione: prime province sono “Crotone e Agrigento (27,6%), seguite da Messina, dove più di un quarto della popolazione è in cerca di un impiego (25,5%)”.

Uno Stivale, dunque, che tende sempre più a separarsi, tra tessuti produttivi che viaggiano spediti ed altri che arrancano: la sola Lombardia, infatti, realizza “il 22,1% delle ricchezze del Paese, mentre le 8 regioni del Sud arrivano complessivamente al 22,5%”. La linfa vitale per il Mezzogiorno, osserva il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro Rosario De Luca, può arrivare dopo un “abbattimento strutturale del costo del lavoro” e attraendo “investimenti in infrastrutture e tecnologia”.

 



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