Retribuzioni complessivamente in aumento (+2,4%) con priorità a giovani, donne, quadri e impiegati. Sono alcuni dei dati più significativi evidenziati dall’edizione 2019 della ricerca Mercer Total Remuneration Survey, un’indagine retributiva svolta da Mercer, leader mondiale nella consulenza per lo sviluppo e l’organizzazione del capitale umano in oltre 140 paesi nel mondo tra cui l’Italia.

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L’indagine si propone di monitorare l’evoluzione delle retribuzioni e del costo del lavoro nel settore privato dell’economia. Le aziende partecipanti all’indagine in Italia sono oltre 550, di dimensioni medio-grandi, nazionali e multinazionali. Le osservazioni retributive sono oltre 160.000 e sono state raccolte da società con un fatturato medio tra i 600 ed i 700 milioni di euro ed un numero medio di dipendenti intorno a 1.500.

Nel complesso i salari sono aumentati del 2,4% medio, quindi sostanzialmente quanto nei due anni precedenti, e l’1,9% rappresenta la quota dedicata agli aumenti di merito, distribuiti su un livello di percettori pari al 45% del totale dipendenti. Secondo l’indagine i livelli retributivi medi (Total Reward, quindi non solo RAL ma incentivazione di breve e lungo termine e benefit) per impiegati, quadri, dirigenti e direttori sono rispettivamente pari a 47 mila euro, 92 mila euro, 179 mila euro, 353 mila euro.

Gli aumenti di merito, evidenzia il rapporto, sono stati distribuiti sempre secondo un criterio di selettività volto a premiare alcune categorie di dipendenti.

Quest’anno in particolare le aziende hanno dato priorità a 3 categorie: i giovani – attribuendo un aumento retributivo medio più alto alle popolazioni più giovani (+4,1% per under 30; +3,4% fascia d’età 30-40; + 2,6% 40-50 anni; +2,1% over 50), le donne – sia in termini di percettori (numero di dipendenti beneficiari degli aumenti – il 47% delle donne rispetto al 45% medio menzionato) che di valore medio erogato, e i cosiddetti Professional (impiegati e quadri).

L’indagine Mercer ha evidenziato come, nelle società partecipanti all’indagine e rappresentative dell’eccellenza produttiva italiana, sia in deciso aumento l’attenzione volta a colmare i differenziali retributivi per genere. “A livelli di management e di vertice aziendale persistono squilibri significativi” ma ci sono stati “interventi delle aziende di sensibilizzazione e vera e propria correzione, che hanno natura culturale, organizzativa e retributiva”. Fra il 2016 e il 2019 la differenza media fra gli stipendi fra donne e uomini si è in parte ridotta, dal 29% al 24%. Il “gap” si ridimensiona se si analizzano le differenze a parità di responsabilità di ruolo, passando dal 10% del 2016 al 7% del 2019. In ogni caso, il gap retributivo tra uomini e donne è quasi doppio passando dagli impiegati (+6%) ai direttori (+11%).

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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