MILANO – La faticosa ricerca di un cavaliere bianco per Carige sembra conclusa. A poche ore dall’ultimatum della Bce vigilante, che chiederà domani ragguagli sul piano di rafforzamento da 900 milioni (700 in ricapitalizzazione) per tenere in vita la banca genovese, i tasselli del puzzle che da settimane Banca d’Italia e Tesoro articolano sarebbero composti. Poco fa è terminato il consiglio di amministrazione di Cassa centrale banca, holding di un centinaio di Bcc trentine che avrebbe deliberato l’investimento di 65 milioni in azioni nuove azioni Carige (circa il 9,9% del futuro capitale), oltre a un centinaio di milioni nelle obbligazioni subordinate di prossima emissione, ex aequo con il Credito sportivo, che potrebbe decidere in serata. A questo punto la cordata “ibrida” composta dalle banche operanti in Italia (e riunite nel Fondo tutela depositi), dalla Cassa centrale banca, dall’operatore pubblico e da qualche socio storico genovese è virtualmente formata. Lo schema volontario del Fondo interbancario tutela dei depositi, che coprì a fine 2018 un bond Carige da 320 milioni, lo convertirà in azioni della banca: mentre il Fondo obbligatorio sottoscriverà una somma stimata tra 170 e 320 milioni – in base alle adesioni al futuro aumento di capitale da parte dei soci attuali di Carige, che potrebbero mettere fino a 150 milioni – nel capitale.

Che si fosse in dirittura d’arrivo lo aveva fatto capire lo stesso Fitd, con una nota nella tarda mattinata in cui si parlava di “positivo e costruttivo confronto con Cassa centrale banca” in corso, per definire “i vari profili dell’operazione nei tempi brevi richiesti dall’autorità di vigilanza”. Ieri l’assemblea delle banche aderenti allo schema volontario del Fitd ha deliberato la conversione del subordinato da 313 milioni in azioni Carige, e sia il comitato gestione del Fitd che il consiglio di gestione del suo schema volontario hanno esaminato “l’istanza avanzata dai Commissari straordinari” di Carige per l’intervento a supporto di una operazione di ripatrimonializzazione.

Sempre ieri, secondo indiscrezioni, alcune banche con quote di rilievo nel Fitd – ripartito in base alle quote di mercato in Italia – avrebbero rigettato la proposta del cavaliere trentino, chiedendo condizioni più miti rispetto a quelle inizialmente poste da Ccb (si parlava di un’opzione call per comprare le azioni Carige dal Fondo tra 4 anni, con lo sconto del 90% e lasciando in capo al sistema i rischi legati al fabbisogno di capitale che dovesse eventualmente insorgere in questo periodo). Il Fondo di tutela, che interviene per evitare danni ai depositi della banca genovese, in essere per quasi 10 miliardi e quasi tutti sotto i 100 mila euro, chiedeva invece di uscire dal capitale Carige al massimo tra un anno e mezzo, e con uno sconto inferiore al 90%. Evidentemente la trattativa su questi dettagli, benché non secondari, è andata a buon fine: spinta anche dalla pressione delle autorità di vigilanza e istituzionali. Nelle prossime ore i commissari di Carige Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano potrebbero convocare l’assemblea della banca, per esaminare il piano di rafforzamento da 900 milioni. Le stime sono di una riunione verso fine settembre: e ancora una volta sarà decisivo il voto della famiglia Malacalza, che nove mesi fa astenendosi bloccò una ricapitalizzazione da 400 milioni a Genova, allora considerata risolutiva.

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