ROMA – Per le cabine telefoniche, stavolta, è finita davvero. Entro 12-14 mesi, nell’autunno del 2020, le ultime 18 mila 300 saranno quasi completamente sparite. Nell’era degli smartphone, d’altra parte, gli italiani si mostrano indifferenti ai destini della vecchia gloriosa cabina. Settantadue italiani su 100 giurano di non esserci mai entrati dentro – per dire – negli ultimi dieci anni. E l’Autorità per le Comunicazioni – che aveva un piano per scongiurare l’estinzione delle cabine – adesso si ferma alzando bandiera bianca.

Siamo all’indifferenza, dunque. Un sondaggio della società Swg – che ha intervistato 1358 persone – propone dati molto chiari al riguardo:
– il 12 per cento degli italiani non si è mai servito di una cabina telefonica;
– il 72 per cento, come detto, non ne usa una da almeno dieci anni;
– solo lo 0,5% le ha utilizzate nei 90 giorni che precedevano l’intervista dei sondaggisti della Swg;
– oltre 80 per cento degli intervistati, infine, non sente il bisogno di tenere ancora in vita queste benedette cabine.

Non dispiace agli italiani l’idea che la cabina possa evolvere verso “qualcosa” di più moderno e utile. Le nuove cabine dovrebbero avere – chiedono gli intervistati – un pulsante Sos per chiedere aiuto; un sistema di prenotazione dei taxi; delle prese elettriche per ricaricare i cellulari; antenne wi-fi per collegarsi a Internet. E ancora: videocamere per tenere d’occhio le strade, soprattutto di notte.

Ma questi servizi – che troviamo in qualche Comune italiano in forma sperimentale, molto più spesso all’estero – comportano investimenti forti ed espongono le società telefoniche al rischio del vandalismo.

Posto telefonico pubblico a Vercelli (Archivio storico Tim, 1959)

Posto telefonico pubblico a Vercelli (Archivio storico Tim, 1959)

Nell’indifferenza degli italiani, l’Autorità per le Comunicazioni ha messo a punto – a fine del 2018 – un piano di salvataggio per le cabine, convinta che siano ancora utili a chi (donne in difficoltà, anziani, feriti) si trova nei guai e non ha un cellulare carico a portata di mano.

Nel 2009, l’Autorità aveva autorizzato la Tim a demolire 30 mila cabine ogni anno (ma allora l’Italia ne contava oltre 130 mila). Adesso che le cabine sono ridotte a meno di 19 mila, l’Autorità era tentata di ridurre il numero delle demolizioni ammesse a 5000 (sempre ogni anno). A muovere l’Autorità, la previsione che – a meno di un colpo di freno – le cabine si sarebbero estinte al massimo entro l’autunno del 2020.

Ma dopo aver sentito tutte le società della telefonia e gli altri soggetti interessati con il sistema della “consultazione pubblica”, ora anche l’Autorità si arrende. La soglia delle demolizioni consentite resta a quota 30 mila l’anno.

Rimane in piedi l’obbligo, per Tim, di affiggere un avviso sulle cabine che intende demolire. L’avviso dovrà indicare anche l’indirizzo email che una persona potrà usare se vuole chiedere che la cabina resti in servizio, ad esempio per ragioni di sicurezza. Il verdetto sul destino della cabina, la decisione se risparmiarla, resterà in campo all’Autorità.

Per le storiche cabine – protagoniste di tanti nostri film, citate da Dino Buzzati, Elsa Morante e Pasolini nei loro scritti – l’ultima chiamata è ormai vicina.



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