E’ solo un esempio, non prendetelo per buono. Anche perché si capisce che c’è qualcosa che non va. Ma da un’idea di cosa si possa fare con il deepfake, l’uso di intelligenza artificiale che manipola un video applicando sul volto del protagonista la faccia di qualcun altro in tempo reale. A Striscia la notizia ad esempio c’era un Matteo Renzi che straparlava fra battute al vetriolo e commenti sui suoi avversari politici. Ultima vittima di una lunga serie collezionate da una tecnologia che da tre anni circa sta facendo passi da gigante.  

A giugno si era visto un Mark Zuckerberg, a capo di Facebook, che dichiarava apertamente di voler controllare il futuro visto che controlla i dati di oltre due miliardi di persone. Il video è apparso su Instagram ed era ovviamente una manipolazione, opera di due artisti del digitale, Bill Posters e Daniel Howe, in collaborazione con Canny AI, una compagnia israeliana di software. Anche in quel caso a guardarlo attentamente si intuiva il senso uin certo grado di artefazione. Bisogna però farci attenzione, altrimenti si rischia di prenderlo per buono. E allora finché il contesto è quello di Striscia la notizia il pericolo non esiste, ma se fosse invece un altro le cose potrebbero andare diversamente.

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La Stanford ed Erlangen University, assieme al Max Planck Institute già nel 2016 avevano dimostrato le potenzialità di questa tecnologia in un video chiamato Face2Face. Un ricercatore ripreso da una telecamera, veniva trasformato in  diretta in George Bush, un altro in Vladimir Putin, un altro ancora in Donald Trump e Barack Obama. Basta una webcam e  un software che elabora immagini e voce.

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Non c’è un antidoto. Soprattutto, per smascherare simili manipolazioni quando non vengono dichiarate, serve tempo mentre la loro viralità online può essere istantanea e devastante. L’unica arma di difesa è uno scetticismo profondo e il sospetto permanente verso tutto e tutti. Il ché avrà un effetto ancor più profondo delle manipolazioni stesse.  

Google e Facebook stanno cercando di correre ai ripari compilando database enormi con onltre tremila manipolazioni per tentare di rintracciare automaticamente i video deepfake senza che sia necessario l’intervento umano. Ma siamo alle prime contromisure che ancora devono dimostrare la propria efficacia.


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Carlo Verdelli
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