WASHINGTON – Tre bolle galleggiano sull’economia internazionale. Sono di dimensioni enormi e, se dovessero scoppiare, porterebbero l’economia mondiale sull’orlo di una nuova crisi. Si chiamano super-indebitamento delle imprese, boom dei prezzi degli immobili e shadow banking. I tre elementi di rischio, tre debiti “gemelli” che danzano a braccetto sul pianeta, non vengono denunciati da bizzarri analisti di mercato o da economisti in cerca di notorietà, ma da una delle maggiori istituzioni del pianeta: il Fondo monetario internazionale.

Il Global Financial Stability Report, pubblicato quest’anno in occasione degli Spring Meetings di Washington, non a caso ha già in copertina, nel sottotitolo, l’indicazione del tema cruciale: la “vulnerabilità” delle nostre economie. L’introduzione, firmata dallo specialista dell’Fmi per le questioni finanziarie, Tobias Adrian, spiega che l’indagine è basata su 29 grandi epicentri sistemici del mondo, che prende in considerazione i dati a partire dal 2000 e che è in grado di valutare il tasso di rischio su “una parte significativa dell’economia globale”. Ebbene il giudizio finale è che siamo in presenza di una “elevata vulnerabilità finanziaria”, ai massimi storici, che può scatenarsi nel momento in cui si materializzasse uno shock: potrebbe essere una caduta dell’economia più forte di quanto ci aspettiamo, una escalation della guerra dei dazi, una evoluzione drammatica della Brexit, oppure – si può aggiungere – un esito inaspettato delle elezioni europee.

Il primo settore da tenere strettamente sotto controllo è quello delle imprese. L’Fmi calcola che il gruppo di paesi, a rilevanza sistemica, che rappresenta il 70 per cento del Pil mondiale ha “livelli elevati” di indebitamento “corporate”: un tasso alto di rischio se si pensa che ai tempi del grande crack del 2007-2008 i paesi con alto indebitamento erano il 40 per cento del Pil globale. Oggi la situazione è ritenuta critica, soprattutto negli Usa e in Cina: complessivamente, dai tempi della crisi lo stock di obbligazioni corporate con rating “spazzatura” si è quadruplicato e, soprattutto negli Usa, l’erogazione di credito a clientela di bassa qualità si è raddoppiata. E’ ovvio, commenta l’Fmi, che un rallentamento dell’economia o un aumento dei tassi metterebbero a rischio molte imprese che non sarebbero più in grado di far fronte al loro indebitamento.

Il secondo “cattivo gemello” che danza sul pianeta si chiama “shadow banking”, il rapporto del Fondo ne fa cenno, ma se si vuole un allarme dettagliato sul fenomeno basta sfogliare un altro rapporto assai importante: il “Global Report on Non-Bank Financial Intermediation”, pubblicato solo un paio di mesi fa dal Financial Stability Board, il braccio operativo del G-20, già presieduto da Mario Draghi, con sede a Basilea nato per monitorare la stabilità finanziaria e potenziato dopo la crisi del 2009.

Super-indebitamento delle imprese, mattone e banche ombra: le tre bolle che spaventano il Fmi

Ebbene il rapporto, che aggiorna la situazione al 2017, calcola in 51,6 trilioni di dollari, in crescita dell’8,5 per cento nell’ultimo anno preso in considerazione, gli asset finanziari sparsi per il globo attribuibili a prestiti erogati fuori dal sistema bancario e delle banche centrali: si tratta di società finanziarie, hedge fund, crediti Fintech, società-veicolo per cartolarizzazioni e emissione di Abs, credito al consumo, factoring e leasing. Un universo di operatori che da una parte ha beneficiato della liquidità abbondante del quantitative easing e che si approvvigiona regolarmente dal sistema bancario e che dall’altra presta denaro con leva assai alta a chi ha basso merito di credito. Un meccanismo che non può portare nulla di buono e che anche l’Fmi segnala: i crediti erogati sul rischioso “leveraged loan market”, definiti “cov-lite”, cioè con basse garanzie legali per chi eroga il prestito, vengono abbandonati dal sistema bancario (sono scesi all’8 per cento) mentre obbligazioni spazzatura e shadow banking sono saliti dal 47 al 60 per cento di questo pericoloso mercato.

Ma non è finita. Purtroppo quando si fa l’elenco delle bolle non può mancare quella immobiliare. Il Global Financial Stability Report la mette in evidenza che c’è il “rischio di una correzione”, nel giro di tre anni, nel recente e rapido aumento dei prezzi sul mercato immobiliare. L’Fmi ricorda sibillinamente che negli ultimi decenni la maggioranza delle 50 crisi bancarie è stata preceduta da una bolla immobiliare. E soprattutto mostra gli incrementi dei prezzi degli immobili negli ultimi cinque anni che, sottolinea, sono cresciuti in modo sincronizzato in tutto il mondo con vette a Dublino, Auckland e Sydney e con l’unico caso di contrazione a Roma.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml