MILANO – Dopo la stagnazione del Pil certificata con il dato della “crescita zero” nel secondo trimestre dell’anno; dopo le preoccupazioni della Svimez che ha svelato i dati su un Sud prossimo alla recessione; con le tensioni commerciali che preoccupano tutto il globo; dopo le preoccupazioni delle imprese manifestate da Confindustria, che pure vede qualche spiraglio sul secondo trimestre; arriva anche un dato debole della produzione industriale a testimoniare le difficoltà dell’economia italiana in questa congiuntura. Indicatore di pessimismo, dunque, che nel corso della mattinata viene in parte controbilanciato dal recupero delle vendite al dettaglio.
 

Industria in difficoltà, male le auto

Secondo la rilevazione mensile dell’Istat, la produzione industriale ha innescato la retromarcia a giugno ed è calata dello 0,2% rispetto a maggio (dato incorporato, dunque, nelle stime sul Pil). “Nella media del secondo trimestre il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali (ovvero rispetto al giugno 2018) dell’1,2 per cento”.

Nel commentare il dato, gli statiistici ricordano che “la contenuta flessione congiunturale per il mese di giugno segue il più ampio incremento di maggio” e che “l’ampliarsi della dinamica negativa in termini tendenziali passando dal primo (-0,6%) al secondo trimestre (-1,1%) determina nei primi sei mesi dell’anno, e al netto degli effetti di calendario, una contrazione della produzione industriale (-0,8%), che è più marcata per il solo comparto manifatturiero (-1,2%)”.

Guardando ai settori di attività economica, si rintraccia una crescita tendenziale nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+6,0%), nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,3%) e nel comparto delle altre industrie (+4,6%). Le flessioni più ampie si registrano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-7,6%), con la produzione di autoveicoli a giugno che è scesa del 17,7% su base annua, nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,1%) e nelle attività estrattive (-5,6%).
 

Commercio in ripresa

Come si diceva, toni diversi nella ricognizione Istat sulle vendite al dettaglio, che sempre a giugno mettono a segno un aumento dell’1,9%, il più alto dal gennaio del 2017, ovvero da due anni e mezzo. Lo rileva l’Istat. Un balzo dopo il calo di maggio e la debolezza dei mesi precedenti. Risultano in crescita sia le vendite dei beni alimentari (+1,6%) sia quelle relative agli altri settori (+2,0%). Segno più anche per il dato annuo: +1,3%.

Forti le differenze tra tipologie di esercenti. Ancora un aumento a doppia cifra per il commercio elettronico, che a giugno segna un rialzo del 15,4% su base annua. Segno più anche per la grande distribuzione, che registra un rialzo dell’1,7% e dove spicca il dato dei discount alimentari (+4,2%). Invece le vendite al dettaglio restano ferme nei piccoli negozi.

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