Le regole, recepite nei contratti Vodafone, e che si applicano per le disdette da gennaio 2019 in poi, dicono che (citando dal contratto dell’operatore) “Il Cliente che abbia aderito all’offerta di cui all’art. 2.2 fatta eccezione per il sub 2.2 m) che effettua, prima del termine di durata minima del contratto, una disattivazione o un cambio del piano, un recesso dal Contratto di Abbonamento o dal Contratto Prepagato, oppure una disattivazione della SIM Abbonamento per qualunque motivo, oltre al pagamento delle eventuali rate residue del terminale in un’unica soluzione o, a scelta, rateizzate con la stessa cadenza e lo stesso metodo di pagamento precedentemente scelto, alla restituzione totale o parziale degli sconti beneficiati che saranno richiesti da Vodafone in modo equo e proporzionale alla durata residua dell’eventuale promozione”.
 
L’utente insomma, in caso di disdetta anticipata, non solo deve continuare a pagare le rate del cellulare (com’è ovvio; e l’ultima conquista è che non più costretto a saldarle tutte in un colpo); ma deve anche restituire gli sconti concessi dall’operatore (e qui l’ultima novità è che questo rimborso diminuisce man mano che mancano pochi mesi alla fine del contratto).
 
Il ragionamento è: l’operatore ha investito sull’acquisizione del cliente, con sconti sul canone o sul costo dello smartphone, di fronte all’impegno a pagare i canoni mensili per 30 mesi. Se l’utente viene meno a questo patto, vengono meno anche gli sconti ottenuti.
 
Il dubbio è che se siano corretti quei 327 euro di sconto da restituire. Di solito grazie ai contratti degli operatori, si riesce a risparmiare fino a 250-300 euro sul costo di uno smartphone di fascia alta. Quei 327 euro sembrano insomma equivalere al massimo raggiungibile. E tuttavia il conto totale dovrebbe calare con la durata residua del contratto. Di conseguenza, a meno che l’utente non voglia disdire dopo solo uno o due mesi dall’attivazione, mi sembra eccessivo quell’importo. È possibile che l’operatore non stia tenendo conto della regola contrattuale secondo cui lo sconto da restituire cala con la durata residua del contratto. Del resto, non c’è per niente trasparenza su come si calcoli quest’importo. E senza trasparenza, senza una formula universale di calcolo accessibile all’utente, conta solo quanto riferisce l’operatore.
Come evitare abusi? L’utente mandi una raccomandata o una pec all’operatore chiedendo di esplicitare la somma effettiva, tenuto conto della durata residua del contratto, ma anche la formula applicata e quindi come andrebbe a calare l’importo di mese in mese.
Dovrebbe giungere a più miti consigli. Altrimenti, non resta che fare al solito una procedura di conciliazione (anche online via ConciliaWeb) per ottenere una somma corretta.
 

L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica



http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml