MILANO – Alla fine ha dimezzato il passo rispetto al “botto” iniziale, ma il debutto di Lyft – l’App rivale di Uber negli Stati Uniti – a Piazza Affari è stato di massimo rispetto. L’azione, che aveva fissato il prezzo di partenza a 72 dollari, ha chiuso a 78,29 con un guadagno dell’8,7% dopo aver superato il +20% nelle prime battute di scambi. Secondo il mercato, la compagnia vale 27 miliardi di dollari.

Si tratta di un test importante per il mondo della Gig Economy, la quotazione più grande dopo quella di Snap del 2017. La società, fondata nel 2012, ha messo insieme 3 miliardi di perdite. L’anno scorso aveva 1,9 milioni di autisti e 30,7 milioni di passeggeri, presente in 300 mercati tra Usa e Canada. I ricavi sono raddoppiati a 2,2 miliardi, senz’altro una capacità di crescita che ha attratto gli investitori, ma la strada per la profittabilità sembra lunga: l’ultimo rosso è stato di 911 milioni. Certo, Lyft sta approfittando anche delle difficoltà d’immagine della rivale più grande, travolta anche da scadali su violenze sessuali: la sua quota di mercato è salita dal 22 al 36 per cento in due anni.

Lyft ha raccolto più di 2 miliardi con la quotazione – per la quale ha previsto anche un meccanismo di assegnazione dei titoli ai guidatori – che verranno impiegati per accorciare su Uber. “Sanno stappando lo Champagne, ma il test vero sarà come si muoverà l’azione nei prossimi mesi e soprattutto come reagirà all’Ipo di Uber”, ha detto l’analista Daniel Ives all’Ap in riferimento al prossimo sbarco dell’altra App, che mira addirittura a una valutazione di 120 miliardi.

Per il momento, delle 22 società del tech o di Internet che hanno raccolto almeno 1 miliardo di dollari nelle loro Ipo, Lyft si è issata al settimo posto: subito dietro la quotazione da 2,4 miliardi del servizio video cinese iQiyi dell’anno scorso e davanti ai 2,1 miliardi di Twitter del 2013. In cima svetta Alibaba con i 25 miliardi del 2014, poi Facebook con i suoi 16 nel 2012.

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