MILANO – Ore 10:25. La sterzata in direzione accomodante delle Banche centrali ha fatto piombare i rendimenti dei titoli di Stato di nuovo a livelli che non si vedevano da tempo. Prima la Banca centrale europea ha abbandonato i suoi progetti di rialzare i tassi dopo l’estate; poi la Fed ha comunicato che per quest’anno non prevede altri interventi sul costo del denaro, e che il prossimo ce ne sarà soltanto uno. L’effetto è che i Treasury sono arrivati a rendere meno del 2,5%, come non si vedeva dal gennaio 2018, e i titoli decennali giapponesi sono arrivati a -0,07% nella seduta di venerdì. Anche il Bund tedesco, nota Bloomberg, sta flirtando con il livello sottozero che non si vede dall’ottobre 2016.

A spingere ulteriormente verso la posizione da “colomba” la Bce potrebbero essere i segnali sempre più forti di rallentamento economico. Oggi, proprio dalla Germania, l’indice Pmi che anticipa l’andamento nel settore manifatturiero attraverso le impressioni dei direttori agli acquisti delle aziende, è calato dai 47,6 punti di febbraio ai 44,7 di marzo: minimi da 79 mesi. Si conferma dunque ampiamente sotto la soglia di 50 punti, che separa la contrazione dall’espansione economica, e delude le attese degli analisti per un recupero a 48 punti. “L’incertezza su Brexit e i rapporti commerciali Usa-Cina, un rallentamento nell’industria automobilistica e in generale una domanda globale più debole continuano a pesare significativamente sulla performance del settore manifatturiero tedesco, che ora sta registrando il più accelerato tasso di contrazione dal 2012”, ha commentato Phil Smith economista di Ihs Markit. Passaggio in negativo (da 51 a 48,8 punti) anche per la Francia e dato aggregato per l’Eurozona in calo a 47,6, sotto le attese.

I dati si sono fatti sentire in Borsa, dove i listini sono passati da un cauto rialzo al segno “meno”. Milano cede l’1%, con il comparto bancario in sofferenza. Male anche le altre: Parigi arretra dello 0,7%, Francoforte dello 0,5% e Londra dello 0,7%. L’euro, che trattava a 1,1390 in apertura dei mercati continentali, è tornato dapprima a 1,1370 per poi scivolare a 1,1319. La moneta unica arretra anche a 125,20 yen (126,04 il cambio ieri sera e questa mattina) e a 0,8629 sterline (da 0,8677 di ieri sera e 0,8650 di questa mattina). Lo spread fra Btp e Bund si allarga a 244 punti base con il rendimento del decennale italiano è pari al 2,45%.

Questa mattina le indicazioni asiatiche erano state per un cauto ottimismo: la Borsa di Tokyo, che ieri era rimasta chiusa per festività, ha chiuso con il Nikkei a +0,09%. Stessa variazione per Shanghai, mentre Shenzhen ha guadagno lo 0,2%.

Sul fronte macroeconomico, mentre tiene banco la visita di Xi Jinping in Italia, sono stati resi noti in Giappone alcuni dati macroeconomici, tra cui l’indice dei prezzi al consumo che è salito su base annua dello 0,2%, meno del +0,3% atteso dal consensus e come il +0,2% precedente. Il Pmi manifatturiero del Giappone ha confermato la fase di contrazione dell’economia in atto, rimanendo invariato a marzo a 48,9 punti, con la componente della produzione scesa a 46,9 dai 47,4 di febbraio, al minimo in quasi tre anni. Negli Usa si guarda alle vendite di case esistenti e all’indice Pmi di Markit.

Il prezzo del petrolio è in calo per le prese di beneficio degli investitori. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti perdono 17 cent a 59,81 dollari e quelli sul Brent calano di 17 cent a 67,69 dollari. Infine le quotazioni dell’oro sono di nuovo in aumento sui mercati asiatici con il lingotto con consegna immediata che passa di mano a 1.312 dollari l’oncia con un aumento dello 0,2%.



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