MILANO  – Stop allo “shopping sottocosto di aziende italiane”. Matteo Salvini torna alla carica sul tema della difesa delle aziende italiane: “Marchi storici ormai sono di multinazionale stranieri, che continuano a spacciare per made in Italy cose che non lo sono”. ha detto il vice premier in conferenza stampa alla Camera presentando la proposta leghista per difendere i brand italiani. “A noi interessa che il consumatore sappia cosa compra, cosa che oggi non è permessa, nel nome del libero mercato, che è caos totale”.

“Vogliamo difendere con le unghie e con i denti e con leggi di buon senso le aziende italiane e i marchi storici, ha detto Salvini. “Se poi vuoi aprire con il nome della Pernigotti o della Borsalino aziende in Russia o Cina, devi comunque mantenere la produzione in Italia per conservare il marchio storico”, ha spiegato. “Se produci cioccolato in Turchia – ha detto riferendosi al caso della Pernigotti, azienda piemontese rilevata da gruppi di quel paese – ci metti allora una etichetta così grande dove scrivi ‘Made in Turchia’, cosa che oggi l’Europa impedisce”.

“Questa sarà una grande battaglia che faremo dopo il 26 maggio”, ha detto Salvini. La proposta di legge “è uno strumento per la difesa del Made in Italy e delle aziende italiane. Siamo al governo da 9 mesi, se fosse stato approvato anni fa alcune aziende avrebbero operai al lavoro, ma meglio tardi che mai”.

Cosa dice la proposta di legge

La proposta depositata si compone di soli sei articoli. Innanzitutto si definiscono “marchi storici”  quelli di aziende relativo a un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storica-mente collegata a uno specifico luogo diproduzione” e “la cui domanda di registrazione sia stata depositata da più di cinquant’anni”.

La proposta affida quindi al Ministero dello Sviluppo Economico il compito di di tenere un elenco di marchi che – spiega l’introuzione “riunisca le imprese nazionali che, a partire dal loro insediamento, si siano sviluppate in uno specifico sito di produzione italiano raggiungendo l’eccellenza nel proprio settore”.

Quindi si arriva la cuore dell’iniziativa parlamentare: lo stop all’utilizzo dei marchi per i compratori che rilevando un’azienda decidessero  di produrre nello stabilimento principale. “I diritti sui marchi iscritti nell’elenco dei marchi storici nazionali di alto valore territoriale, di cui all’articolo 3, decadono se il titolare del marchio cessa la produzione nel territorio del comune in cui lo stabilimento produttivo principale era situato alla data di registrazione del marchio”, si legge nell’articolo 5. Al comma successivo la legge prevede che sia sempre possibile aprire nuovi stabilimenti, purché venga salvaguardata la produzione nello stabilimento principale.

 

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