ROMA – Il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) prova a frenare – con un suo pacchetto di regole – lo strapotere degli agenti televisivi. Come i procuratori nel calcio, questi agenti fanno il buono e il cattivo tempo alla tv perché hanno in mano artisti di un certo peso, decisivi per il successo delle trasmissioni. 

Per mettere ordine in questo settore – come hanno chiesto fin dal 2017 i parlamentari della commissione che Vigila sulla Rai, in particolare Michele Anzaldi del Pd – il Garante vuole avere la mappa precisa degli agenti che sono in campo e degli artisti che rappresentano. 

Questi agenti, dunque, dovranno comunicare al Garante i nomi di tutti gli artisti, di cui curano gli interessi. Questo obbligo scatterà 60 giorni dopo l’approvazione definitiva delle nuove regole. Regole che sono scritte adesso in un provvedimento provvisorio sottoposto a “consultazione pubblica” perché tutti i soggetti interessati possano dire la loro. Regole valide non solo per la Rai, ma per tutti gli editori.

L’agente rappresentarà gli interessi dell’artista a patto di avere un mandato scritto. E questo agente non dovrà indossare due giacche diverse. In altre parole, non potrà essere agente dell’artista e anche produttore della trasmissione.

Su questo punto, decisivo per risolvere i conflitti d’interesse, il Garante ipotizza una norma non proprio severa. Il Garante dice intanto che l’agente non potrà “infilare” più di tre artisti in uno stesso programma. In questo modo, si tenterà di evitare che un agente – forte della rappresentanza di un artista molto quotato – inserisca nella produzione tanti artisti minori della sua “scuderia”.

Nel caso superi questa soglia dei tre artisti, l’agente dovrà fare una scelta:
– se vuole conservare la rappresentanza dell’artista, dovrà rinunciare al ruolo come produttore;
– se vuole continuare a produrre il programma, dovrà rinunciare alla rappresentaza dell’artista.

Le società di produzione dovanno comunicare al Garante se gli agenti tv hanno un ruolo o un incarico nella loro società. E lo stesso obbligo di comunicazione scatterà in capo agli agenti tv. La regola, anche in questo caso, servirà a scongiurare i conflitti d’interesse. Non solo. Gli agenti saranno tenuti a dichiarare se hanno un ruolo in “enti, associazioni, uffici pubblici” che finanziano la produzione oppure la distribuzione di opere artistiche.

Nessun agente potrà rinunciare a rappresentare un artista per ragioni legate alla sua razza, alla sua sessualità, al suo credo religioso. Quando rappresenta un artista minorenne, l’agente rispetterà regole stringenti a tutela della dignità della bambina o del bambino. E le regole saranno ancora più severe nel caso il minore sia malato o abbia una qualsiasi forma di disabilità.

Dalle analisi del Garante, si ricava che un agente tv ottiene in genere un compenso non banale. E’ pari anche al 20 per cento della somma che l’artista rappresentato incassa per una produzione.

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