MILANO – Va a Vivendi un round della infinita battaglia legale su Mediaset.

Il gruppo francese che fa capo a Vincent Bolloré si è visto riconoscere dal giudice del Tribunale di Milano il diritto a partecipare all’assemblea del Biscione del prossimo 4 settembre – nella quale verrà definito il riassetto con la creazione della holding olandese Mfe con le attività italiane e spagnole unite – con la sua quota del 9,98%.

La decisione, stando al Sole 24 Ore, è stata presa sabato. Soltanto alla vigilia, Vivendi e Simon fiduciaria avevano depositato l’intera quota delle azioni Mediaset in loro possesso in vista dell’assemblea. Si trattava di un atto dovuto, in attesa di conoscere le decisioni del Tribunale. Vivendi aveva appunto depositato titoli equivalenti al 9,98% dei diritti di voto, Simon al 19,94%, mentre la controllante Fininvest è al 45,89% dei diritti di voto.

La fiduciaria è la società alla quale il gruppo francese ha affidato la parte consistente del suo pacchetto azionario, dopo la richiesta dell’Agcom che ha applicato la legge Gasparri: Vivendi è anche socio forte di Telecom, motivo per cui ha dovuto cedere parte della sua quota nelle televisioni di Cologno Monzese.

Vivendi ha già fatto sapere che voterà contro la fusione proposta. Finora in Tribunale le cose non erano andate bene per i francesi ma, se oltre a Vivendi venisse accettata al voto anche Simon, l’operazione di fusione avrebbe pochissime probabilità di essere approvata, in quanto come operazione straordinaria ha bisogno del voto favorevole dei due terzi dell’assemblea. Al centro della contesa resta poi il prezzo del titolo Mediaset, sceso a 2,79 euro a fine settimana: determina attraverso il concambio la possibilità che anche in Spagna il recesso sia o meno conveniente. A livelli attuali, è stato avvicinato significativamente il livello di 2,77 euro indicato per il recesso.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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