MILANO – È il giorno della verità per Mediaset. Oggi a Milano è riunita l’assemblea chiamata ad approvare il riassetto annunciato a inizio giugno che prevede la fusione di Mediaset con la controllata spagnola e la nascita della holding MediaForEurope. Un progetto, questo, fortemente osteggiato da Vivendi, che da mesi ha avviato una guerra a colpi di ricorsi per contestare la decisione del cda che nello scorso aprile ha privato il socio francese del diritto di voto in relazione sia alla propria partecipazione diretta (9,98%), sia attraverso Simon Fiduciaria, cui è stato conferito un ulteriore 19,94%.

Lo stesso consiglio di amministrazione oggi ha respinto a richiesta di Simon di parteceipare ed esercitare il proprio voto in assemblea, mentre ha dato il semaforo verde per quanto riguarda Vivendi dopo che il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta presentata nei giorni scorsi dal colosso francese. “E’ una decisione che non condividiamo ma che ottemperiamo “, ha detto il presdiente Mediaset Fedele Confalonieri.

Dura la presa di posizione di Vivendi in merito allo stop a Simon Fiduciaria. “L’assemblea straordinaria
degli azionisti di Mediaset che si tiene oggi è illegale perché il suo consiglio di amministrazione ha impedito a Simon Fiduciaria di votare, basandosi su un’interpretazione della legge italiana sui media che è contraria ai trattati Ue”, si legge in una nota.  “Vivendi – prosegue il comunicato – fara’ ricorso a qualsiasi strumento legale in tutte le giurisdizioni e i tutti i paesi rilevanti per contestare la legalità della nuova struttura di operazione proposta, sia in base alle leggi nazionali che a quelle europee”.

Vivendi in assemblea: “Operazione non ha fine industriale definito”

Parlando in assemblea a proposito del riassetto la rappresentante di Vivendi in assemblea, Caroline Le Masne, ha criticato le operazioni di incorporazione di Mediaset con la propria controllata spagnola e la successiva fusione nella holding olandese MfE spiegando che  “non hanno un fine industriale ben
definito”.

I numeri

 All’inizio dell’assemblea era presente il 62,58% del capitale. Considerato il 44,175% in mano a Fininvest, questa la quota esatta che emerge dalla lettura del libro soci, ed essendo necessario il voto favorevole dei due terzi dei presenti per approvare il riassetto, Vivendi sembra destinata ad uscire sconfitta dallo scontro.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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