Chiamala fortuna, se vuoi. Melissa Ferretti Peretti lo fa quando racconta che sulla strada per arrivare al ruolo di country manager di Italia, Germania e Austria per American Express, Amex, il più grande network integrato al mondo di pagamenti, servizi finanziari e di viaggio, la fortuna è stata sempre al suo fianco. Semplificazione? “Ho trovato capi che mi hanno aiutato e nel 99 per cento dei casi mi hanno valorizzato”. Una ragazza dotata. “Avevo voglia di imparare in fretta e cercare di fare più di quello che mi veniva chiesto, di essere molto proattiva nel proporre soluzioni, dare una mano, con l’ansia di riempire di cose più interessanti il mio lavoro. Poi, riuscivo a parlare in modo credibile; questo è importante quando sei la faccia della società che rappresenti”.

E per una multinazionale che mette in contatto ogni giorno più di 120 milioni di clienti e decine di milioni di esercenti, gestisce 130 milioni di carte di credito, ha 55 mila dipendenti, lo è senz’alcun dubbio. Con 1200 persone tra Roma e Milano, il 67 per cento delle quali donne, da quando nel marzo del 2015 Melissa Ferretti Peretti è diventata amministratrice delegata, l’Italia di Amex che era ferma da dieci anni ha cominciato a crescere a doppia cifra, da tre anni cresce a doppia cifra la base clienti e dalla metà del 2018 anche i ricavi.

Facciamo un passo indietro. Alle cinque di mattina era ai cancelli della Sapienza, l’università della capitale dove si era iscritta alla facoltà di Economia e Commercio, per prendere il posto in aula e seguire le lezioni. Una scelta dettata dalla convinzione che fossero studi in grado di aprire maggiori spazi al suo lavoro futuro. Lavoro che voleva trovare con le proprie forze anziché chiedere aiuto ai genitori. E avrebbero potuto darglielo. Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti sono due star del cinema internazionale, entrambi scenografi da ben tre premi Oscar. “Adoro il cinema, è una passione personale oltre che familiare, ma non avevo le qualità artistiche, e ho pensato che avrei potuto cimentarmi in ruoli manageriali”.

Nata a Roma il primo gennaio del 1971, Melissa Ferretti Peretti alle medie frequentava l’Assunzione, scuola di suore per ragazze di buona famiglia. Per il liceo classico fu scelto il Mameli, un istituto statale. “Mi è piaciuto molto, amavo gli studi classici, che pensavo di coltivare nel tempo perché mi hanno dato la capacità di ragionare sia in modo analitico che sintetico. Il liceo, se sei abbastanza bravo e intelligente e i professori sanno quanto vali, è una situazione più protetta”. L’università invece si presenta ai suoi occhi caotica e impossibile. “Così era quando mi sono iscritta: un campo scuola di sopravvivenza”. Impiega un anno e mezzo per carburare e capire i meccanismi, supera a stento quattro esami, ma dal secondo anno il rendimento cresce. Guadagna tempo e si laurea con 110 e lode. Entra come consulente in Accenture, che allora si chiamava Management Consulting Group. “Ci sono stata cinque anni, nei quali ho imparato a lavorare, a relazionarmi con i colleghi e con i partner; due anni a Roma e due a Milano e, per un progetto, un periodo anche a Genova. Ero giovane e se mi guardo indietro, anche i capi erano dei ragazzini”.

A Milano, nella seconda parte di questa esperienza, vien chiamata a far parte di una divisione rimasta scoperta per una dimissione improvvisa. “All’azienda serviva dalla sera alla mattina qualcuno in grado di mettere su dei progetti digitali, con l’obiettivo di supportare le imprese che si affacciavano al business hi-tech. Ho lavorato su contenuti di natura più strategica che tecnica, ho imparato tanto sul mondo finance, la valutazione delle proposte, il business plan, le analisi finanziarie”.

Era il 2001 e la manager capisce di voler lasciare Accenture perché non vede prospettive di crescita. Decide di prendersi del tempo: il suo desiderio è tornare a studiare. “Dovevo fare un passo indietro e chiarirmi le idee su cosa davvero volevo”. Non lasciare più nulla al caso. Riparte da un Mba alla Bocconi, un investimento su se stessa. Per un anno, fino a dicembre del 2002. “Università full time, zainetto in spalla. Se prima studiare era vissuto come un obbligo, lì è diventato un privilegio. Ho rinunciato a lavorare e guadagnare; certo, me lo sono dovuto pagare, e anche se ha richiesto dei sacrifici, ho incamerato punti in professionalità, oltreché stretto nuovi legami e amicizie forti. Il master mi ha dato metodo, sicurezza, attitudine a connettere punti, fare sintesi, interagire con altri e tante altre skills che sono soft e ti ritrovi negli anni”.

Tra le prime opportunità che si materializzano alla fine del master c’è quella di Vodafone. “Passare dalla consulenza con Accenture alla vita di azienda, era quello che volevo per costruire un percorso a più lunga gittata. Mi piaceva l’idea di occuparmi di finanza o di marketing. Vodafone mi ha offerto questa seconda opzione come product manager. Per la prima volta ho capito cosa significa lavorare in un team che rimane sempre quello, dove devi costruire rapporti. Non mi sono mai considerata brava in questo, ma evidentemente lo sono; l’aspetto umano per me è importante, credo sia impossibile scinderlo da quello professionale”.

Dura un anno e mezzo ma quello era un periodo molto fertile, e altre proposte si profilavano all’orizzonte della manager. Una era di American Express a Londra, in finanza, i colloqui erano andati bene anche se al momento non avevano una posizione. Dopo un anno e mezzo si sono rifatti vivi per l’Italia, proprio mentre Ferretti Peretti stava valutando un’altra offerta. “Ho passato un’estate a riflettere e alla fine ho deciso di pancia”. A novembre del 2003 ha scelto di andare ad Amex. È l’inizio di una storia di 15 anni, la storia della sua carriera.

Comincia come loyalty manager nel marketing, “ero un quadro, non ancora dirigente. Amex è un’azienda globale, ha molta attenzione alla crescita dei talenti, anche qui ho avuto capi che mi hanno valorizzato e mi hanno dato sempre più mansioni di quelle che io all’inizio pensavo di poter gestire. Non ho mai fatto piani di carriera, l’unico scopo era fare cose che mi piacessero, impararne di nuove e lavorare dove potermi divertire ed essere apprezzata. Mi è successo un po’ in tutte le realtà che ho conosciuto”.

In Amex ogni due anni Melissa Ferretti Peretti si trova ad avere un ruolo più ampio, dirigente, director, con maggiori responsabilità e relativi rischi. Nell’agosto 2009 il passaggio importante a vice presidente; nel 2015 la nomina a country manager e amministratore delegato per l’Italia, prima donna italiana e tra i più giovani; a novembre 2018 l’aggiunta dei mercati di Germania e Austria.

Sempre in viaggio tra New York e Londra ma con base stabile sul mercato italiano, nella sede romana di Amex, in viale Eiffel. “In American Express abbiamo moltissimi prodotti che rispondono a esigenze diverse. Andiamo da carte, a livello di mercato assimilate a quelle bancarie, entry level, alle Gold, Platinum o addirittura carte nere, Centurion, che danno benefici e prodotti più alti. Ma ciò che ci ha sempre contraddistinto è la cultura del servizio. L’ascolto e l’assistenza del cliente sono punti di forza dell’azienda, il nostro tratto distintivo. Ci sono 28 mila nostri dipendenti che parlano con i clienti al telefono”.

Strategie di crescita e risultati raggiunti. “Abbiamo puntato decisamente sulla trasformazione digitale, con rilevanti investimenti e facendo leva sulle partnership, come Alitalia e Italo, con banche che hanno contribuito a veicolare i prodotti Amex, con aziende che hanno arricchito di benefici e servizi le nostre offerte, costruite sempre più forti e in linea col mercato. Siamo riusciti a convincere i nostri head quarter all’estero che l’Italia rappresenta una grande opportunità nel mondo dei pagamenti, il 55 per cento è ancora in contanti, e che in questo paese ci sono potenzialità di sviluppo con l’incremento dei pagamenti on line. La sfida è stata accolta e anche in questi anni di crisi i dollari americani arriveranno in Italia con investimenti anno su anno a ritmi del 20-40 per cento fino al 2022”.

Da quando è senior, la country manager è molto attiva anche sui temi del welfare aziendale e delle pari opportunità. “Negli ultimi due anni abbiamo intrapreso anche un progetto a livello mondiale sul ‘no gender gap’. Nel passato sono sicura di essere stata oggetto di gender gap, il mio stipendio era inferiore del 20 per cento rispetto a quello di un uomo”.

E in questo ruolo mette in pratica le sue convinzioni. “La ricchezza di Amex ci permette di offrire un prodotto adatto a clienti e partners, ma riguarda anche i nostri colleghi. Gli ottimi risultati aziendali sono frutto di innovazioni e investimenti che incidono in modo positivo sul loro benessere e sul loro work-life balance. L’Italia è stata il primo mercato in Europa e tra i primissimi al mondo a lanciare lo smart working nel 2015. In American Express ogni dipendente può lavorare da casa o da dovunque si trovi per due giorni alla settimana. Oltre a questo, abbiamo introdotto l’Agile time management, che significa avere una completa flessibilità all’interno della settimana lavorativa, eliminando le quattro timbrature giornaliere. Ci occupiamo dei dipendenti con programmi di healthy living e flexible benefits e, insieme con Technogym, abbiamo aperto una palestra nella nostra sede, oltre che una ludoteca che consente ai colleghi di portare se necessario i bambini in azienda. Siamo convinti inoltre che l’inclusione, facendo leva sulle diversità di ogni tipologia, dia quella spinta per competere in maniera ancora più efficace. In Italia, per esempio, da cinque anni, con il programma Women in the Pipeline, puntiamo ad avere almeno il 50 per cento delle dirigenti donne. Siamo a buon punto, ma c’è ancora da fare».

L’ad marcia con un team molto appassionato che aveva voglia di riscatto perché veniva da dieci anni di andamento lento. “Il nostro è un insieme di persone che hanno capacità di business ma anche umane, forti da trascinare gli altri perché da solo non lo puoi fare, colleghi che uniscono doti di engagement e coraggio di cambiare, di uscire dai territori conosciuti perché a volte bisogna rischiare”.

Tutto questo fa di lei una donna di potere? “Potere no, la parola mi richiama a una leadership antica e prettamente maschile, mi piace la libertà di decidere e caricarmi le conseguenze. Nel corso della giornata chi ha un ruolo come il mio ne prende cinquanta di decisioni e deve accettare che probabilmente 25 sono sbagliate. Ma è fondamentale non aver paura”.

Onori sempre, mai schiaffi? “Ne ho presi schiaffi, sì, nel mondo del lavoro succede sempre, il feedback è una grande ricchezza, può essere costruttivo, in altri casi è soltanto scortesia o addirittura violenza. Meritati o no, comunque ti insegnano. Ho sicuramente avuto dei momenti difficili ma diciamo che quello che ho visto è servito sempre per imparare e crescere. Mi ha dato un sano equilibrio”.

Non è sposata, non ha figli, ha un compagno che non è italiano, ha avuto diverse storie anche molto lunghe. “Siamo una famiglia unita e forse perché viviamo in tante parti del mondo. I miei genitori sono la mia più grande ispirazione. Ci riuniamo sempre a Natale a Roma, dove loro stanno quando non fanno film. Mio fratello Edoardo, assistente regista, in questo momento è a Cardiff, ci sentiamo a telefono, e quello più grande, Gianfrancesco è in Qatar per lavoro e io spero che possa tornare presto in Italia”.

Melissa Ferretti Peretti ama viaggiare in molte parti del mondo, scoprire posti nuovi ed è una patita della fotografia. Sul fronte sport è appassionata di equitazione, “mi ricarica moltissimo, mi piacciono i cavalli, cerco di montare ogni volta che posso”. Lettrice onnivora, innamorata dei classici, i russi più di qualunque altro. “Il mio eroe era Raskol’nikov, di ‘Delitto e Castigo’ di Dostoevskij, l’ho letto a 17 anni durante una febbre a quaranta, e non l’ho mai dimenticato”.
 
 



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