ROMA – Gli smartphone sono strumenti di uso quotidiano ma anche, e sempre più, dispositivi di produzione professionale per il giornalismo e lo storytelling visuale. Quali scenari potrebbero aprirsi per superare la crisi dei media tradizionali ed esplorare le opportunità sotto il profilo lavorativo e della qualità delle notizie, se lo smartphone fosse davvero al servizio di un giornalismo in tempo reale? Per rispondere a queste domande, la comunità italiana del giornalismo mobile si dà appuntamento a Roma dal 27 al 29 settembre per il Mojo Italia, l’unico festival interamente dedicato al mobile journalism, che torna per il secondo anno nella capitale. Questa edizione – che vede tra i media partner l’agenzia di stampa Dire, la Repubblica e Radio 3 – conserva lo spirito iniziale: condividere sapere giornalistico, know how e competenze per contribuire al rinnovamento del settore e, nello specifico, del videonewsmaking, e consentire a prodotti sempre migliori di essere presenti sulle nuove piattaforme, ancora troppo spesso contaminate da fake news, e da distorsioni e manipolazioni delle notizie e, più in generale, dell’informazione.

Il festival Mojo Italia, diretto dal giornalista Rai Nico Piro, è promosso dall’Associazione Stampa Romana e dall’associazione nazionale Filmaker, presso la Casa del Cinema e altre location itineranti. L’evento vuole celebrare la cultura del giornalismo mobile (Mojo) con un programma di 20 seminari con i principali esperti italiani nell’ambito della produzione, tramite smartphone e accessori del mestiere, di contenuti video, audio e social. Una serie di workshop ad accesso gratuito destinati a giornalisti, ma aperti anche a videomaker, filmaker, storyteller, comunicatori, appassionati si susseguiranno in una tre giorni che rappresenta una delle più grandi operazioni di aggiornamento professionale gratuito e autoprodotto degli ultimi anni.


Mojo Italia, il festival del mobile journalism

Nico Piro, direttore di Mojo Italia

Sul sito www.mojoitalia.it è possibile iscriversi gratuitamente ai seminari e consultare il programma completo dell’evento. L’agenda del Festival si articola in seminari monotematici di carattere trasversale che, quest’anno, si arricchiscono ulteriormente con sessioni verticali dedicate al mobile journalism nei settori della moda e dell’enogastronomia e con un focus più approfondito sul tema cybersecurity. Per l’occasione, infine, un contest premierà le migliori videonotizie e videostorie realizzate interamente con lo smartphone. “Ogni giornalista – commenta Nico Piro, direttore del Festival e autore del primo manuale italiano del mobile journalism – in realtà è già un mojoer, un mobile journalist, un giornalista mobile che usa lo smartphone per fare il suo lavoro. Il punto è che non tutti sono attrezzati per utilizzarlo in modo professionale, basti pensare che i giornalisti della BBC vengono formati da anni per riprendere, montare e distribuire i loro servizi utilizzando il telefonino”. “Il nostro festival – spiega – vuole aiutarli a farlo. Anche se il successo di questi strumenti sta evolvendo la definizione di mobile journalism, che oggi vuol dire saper usare lo smartphone per produrre contenuti video, audio, foto e grafica in molti altri campi, non solo in quello del racconto giornalistico. Per questo il Mojo apre le porte anche a videomaker, filmaker, registi e agli operatori delle società di comunicazione che hanno bisogno di produrre contenuti in linea con le nuove sfide”.


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Carlo Verdelli
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