Si analizzano i dati del suo cellulare, sequestrato dopo la morte, per ricostruire telefonate, messaggi e anche gli ultimi spostamenti fatti prima del ricovero all’Humanitas il 29 gennaio. Gli investigatori stanno battendo tutte le strade: perchè la morte di Imane Fadil, la modella 34enne diventata la teste chiave del processo Ruby sulle ‘cene eleganti’ ad Arcore, morta il primo marzo in ospedale dopo un mese di agonia, resta un mistero. Mistero su cui adesso dovrà lavorare con una equipe Cristina Cattaneo, il medico legale che dirige il Labanof, laboratorio di antropologia e odontologia forense della Statale di Milano: l’autopsia è fissata tra mercoledì e giovedì. Per capire cosa abbia ucciso la giovane donna che nelle ultime settimane aveva detto a suo fratello e al suo avvocato: “Mi hanno avvelenata”. In attesa dei risultati dei test sui campioni biologici che devono chiarire l’eventuale radioattività del corpo di cui, subito dopo la notizia della morte e dell’appertura di una inchiesta per omicidio da parte della procura, hanno parlato fonti investigative e sanitarie.

Finora le indagini hanno cristallizzato alcune, poche, certezze: durante il ricovero all’Humanitas Imane Fadil è stata testata per moltissime patologie. Dalla leptospirosi, che è stata scartata, ai linfomi e agli altri i tumori ematologici, fino alle malattie autoimmuni. Nulla. I test sull’avvelenamento, fatti anche al Niguarda lo scorso 26 febbraio, hanno dato tutti esito negativo.

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A quel punto la stessa Humanitas ha chiesto alla clinica Maugeri di Pavia di eseguire i test sui metalli, che hanno evidenziato livelli di cobalto, cromo, nichel e molibdeno nel sangue leggermente sopra i limiti, ma comunque non tali da provocare un avvelenamento, e anche il test sull’arsenico ha dato esito negativo. Zero tracce nel sangue di Fadil. Resta aperta la possibilità che la ragazza avesse sviluppato il lupus, ma sarà solo l’autopsia a dare certezze.

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Il suo corpo è all’obitorio di piazzale Gorini, a Milano. E quel cartello che vieta a chiunque, per ordine della procura, di avvicinarsi, potebbe essere una doppia precauzione proprio per il sospetto di radioattività: per non contaminare il cadavere, certo, ma anche per evitare qualsiasi rischio per chi entra in contatto con il corpo. Oggi in procura l’avvocato di Imane Fadil vuole incontrare il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio, titolari dell’indagine sul Ruby ter, e che ora indagano per omicidio volontario.

L’ultima intervista: “Da nove anni dico la verità

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