GIOIA TAURO – Cambio al vertice al porto di Gioia Tauro. Dopo 25 anni di coabitazione, negli ultimi tempi assai forzata, arriva il divorzio fra Msc e Contship, fino a qualche ora fa socie alla pari in Csm Italia Gate, la società che controlla la Mct, “padrona” di tutte le attività di movimentazione container nel porto di Gioia Tauro. La Til, una controllata di Msc, che del porto è anche armatore, acquisirà tutte le quote dell’ex partner e il completo controllo sul transhipment. Ad annunciarlo è stato il ministro Danilo Toninelli, arrivato allo scopo in Calabria, “scortato” dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. A guastargli la festa e l’effetto sorpresa è stato però un breve comunicato, con cui Contship ha annunciato la chiusura dell’accordo con l’ex socio poco meno di un’ora prima dell’arrivo del ministro.

“Un ultimo dispetto” sorridono i portuali, da anni stritolati nelle scaramucce fra i due ormai ex soci. La cessione arriva infatti al termine di una lunga stagione di braccio di ferro fra Contship e Msc, passata anche per una “guerriglia industriale” tutta giocata sui mancati investimenti previsti. A pagarne il prezzo è stato lo scalo, che ha subito un calo di produttività del 15%, con conseguente perdita del primato nel transhipment a favore di Genova. Il conto poi è arrivato ai lavoratori, che dopo anni di cassa integrazione, qualche mese fa sono stati gelati dall’annuncio di altri 500 licenziamenti in arrivo. Una bomba sociale in un territorio dove la maggior parte delle famiglie, incluse quelle dei portuali, è monoreddito, e la disoccupazione sfiora il 30%.  

Al porto è partito lo sciopero e per dieci giorni, tutto è rimasto fermo. Un problema da milioni di euro per la società terminalista e un campanello d’allarme importante a Roma. Al ministero hanno capito che gli ultimatum (regolarmente ignorati) con cui hanno tentato di costringere i due ex soci agli investimenti promessi, non sarebbero mai bastati per arrivare ad una soluzione. Solo dietro la minaccia della revoca della concessione, qualcosa ha iniziato a muoversi. Le trattative fra Milano, Amburgo e Ginevra sono diventate concrete e si è arrivati quanto meno ad una bozza preliminare di intesa per la cessione delle quote.

Toninelli esulta: “È una buona notizia per la Calabria e l’Italia intera. Questo giorno sancisce il rilancio del porto”. In realtà però il futuro dello scalo e soprattutto dei suoi lavoratori è ancora da definire. A detta del ministro, Aponte, patron del nuovo concessionario, ha manifestato l’intenzione di aumentare in modo esponenziale la movimentazione di container e annunciato nuovi investimenti, ma in dettaglio non c’è nulla di concreto. Non si sa – ammette Toninelli – se effettivamente i 500 licenziamenti verranno bloccati “ma il governo – giura – si impegnerà a far sì che non ci siano esuberi”. Non è dato sapere se la società terminalista rinuncerà a fare appello contro i 377 operai mandati a casa e che in tribunale hanno strappato il reintegro, tanto meno se e quando verranno reintegrati gli altri 100 lavoratori ancora parcheggiati all’Agenzia Lavoro porto, una società creata ad hoc per ammortizzare l’ultima crisi.

“Non tutti i dipendenti in un primo tempo saranno impiegati a tempo pieno – dice infine il ministro – ma qui la bomba sociale stava per esplodere e l’abbiamo disinnescata. Adesso si apre una nuova partita e il governo ha intenzione di giocare”. A dire il vero, più che un match appare un torneo. Ci sono gli accordi fra i due soci da mettere a punto in dettaglio, il destino dei lavoratori da definire, forse – lascia intendere Toninelli – l’inserimento di Gioia Tauro fra gli scali della “via della seta” e persino la vocazione dello scalo forse da ripensare.

Nato come hub di transhipment, il porto calabrese ha sempre ambito ad aprirsi alla logistica. “Accanto al transhipment, che dovrà essere particolarmente incentivato – dice il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra – dobbiamo attrezzare il porto di tutto il necessario per far divenire il porto di Gioia Tauro un volano di sviluppo e di legalità”.

Ma al momento, non c’è neanche una tratta ferroviaria in grado di garantire il trasporto intermodale, che consenta cioè di far passare i container da treno a nave o viceversa. Ci si lavorerà “già a partire dalla prossima settimana” promette Toninelli, che – annuncia – “proporrò che sia Rfi a diventare direttamente proprietaria della tratta da ammodernare perché non c’è un attimo da perdere”. Ma nonostante la fretta, i tempi per tracciare il destino del porto di Gioia Tauro sembrano ancora assai lunghi.
 



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