È arrivata la super sanzione, da 2,4 milioni di euro, a Sky per la questione pacchetti Sky Calcio. Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) l’aveva ventilata (vedi Repubblica del 13 maggio) e ora l’ha decisa, in una delibera appena pubblicata sul suo sito. Il motivo è che Sky non ha avvisato gli utenti correttamente né concesso loro il diritto alla disdetta gratuita per la forte riduzione subita dal pacchetto Calcio.

Com’è noto, da quest’anno la pay-tv perde tre gare della Serie A e l’intera Serie B, finite al concorrente Dazn. Ma il prezzo dell’abbonamento Sky è rimasto invariato. Agcom non può imporne il calo, ma può chiedere alla società di avvisare gli utenti e permettere loro di andarsene senza pagare costi di uscita. Cosa che l’Autorità ha fatto, con una diffida formale, a ottobre scorso. Ora scrive, in delibera, che Sky l’ha ignorata e questo rende particolarmente grave il suo comportamento. Il recesso, secondo Agcom, per altro, sarebbe dovuta avvenire anche in modalità semplici e immediate (in ossequio alla nuova normativa in materia): niente burocrazia per raccomandata, basterebbe una telefonata.

Sky ha sostenuto che Agcom non poteva portare avanti questa azione mentre era in corso una analoga azione dell’Antitrust (che nel frattempo, a febbraio, è arrivata a sanzionare Sky per 7 milioni di euro per non aver informato chiaramente gli utenti sui contenuti dei nuovi pacchetti).

In tutte le sedi, la pay-tv ha anche spiegato:
– che la sua offerta calcistica si è arricchita, da quest’anno, della Champions e della Europa League, e di altri eventi che gli abbonati potranno seguire una volta terminata la Serie A;
– che la rinuncia a tre partite della A e alla Serie B non è stata una sua libera scelta, ma un effetto delle regole dell’asta dei diritti tv. Regole che sono state imposte dalla Lega Serie A;
– che gli sportivi erano perfettamente a conoscenza della perdita di tre gare della A e della Serie B, in capo a Sky, visto il clamore che ha avuto l’asta per i diritti tv;
– che i clienti Sky conservano comunque il diritto di ridurre i contenuti del loro pacchetto (dunque la loro spesa), come anche di recedere dall’abbonamento, se si sono stancati.

L’Agcom ha valutato però che il dossier Antitrust riguardava “distinte condotte” Sky, quindi l’azione non era sovrapponibile. “All’esito dell’istruttoria condotta da questa Autorità risulta che nessuna informativa sia stata fornita agli utenti impattati dalla manovra di rimodulazione del pacchetto “Sky Calcio” in ordine all’esatto contenuto delle modifiche del suddetto pacchetto e al connesso diritto di recesso in esenzione di costi e penali, anche in caso di offerte promozionali. E quindi, per l’effetto, che la Società non abbia adottato alcuna misura diretta ad ottemperare alla delibera n. 488/18/CONS, neanche in seguito all’avvio del presente procedimento, come peraltro confermato dalla stessa Sky nell’audizione dell’11 aprile scorso”, si legge in delibera. La pay tv è sotto il fuoco delle Autorità in questo periodo. Di due giorni fa la bacchettata dell’Antitrust che le vieta la possibilità di stipulare esclusive su contenuti internet a seguito dell’operazione R2.  

La società della pay tv ha annunciato ricorso al Tar e commentato in una nota “di aver agito conformemente alla normativa e confida che la correttezza del proprio operato emergerà da un esame più approfondito in sede di ricorso dinanzi all’autorità giudiziaria amministrativa. Anche in questa occasione Sky ha dimostrato quanto la cura del cliente sia la priorità dell’azienda, decidendo sin dall’inizio della stagione 2018/2019 non solo di non ribaltare sulla propria clientela i maggiori costi rispetto al passato sopportati per l’acquisto dei diritti della Serie A, ma anche di arricchire il Pacchetto Sky Calcio con l’inclusione di rilevanti eventi calcistici, come l’Europa League e la Champions League”.

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