MILANO – Nella penultima riunione prima di lasciare il timone della Bce a Christine Lagarde, Mario Draghi ha vinto le forti resistenze interne all’Eurotower e rilanciato un forte pacchetto di stimoli per far risalire l’inflazione dell’Eurozona. Un ulteriore taglio sui tassi dei depositi (10 punti base a -0,5%), il rilancio del piano d’acquisto di titoli (quantitative easing) e alcune misure a favore delle banche sono gli interventi principali annunciati giovedì.

La reazione dei mercati è stata positiva, anche se nella seconda parte della giornata è sfumata a testimonianza di come le misure fossero state in buona parte anticipata. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, il differenziale tra i due rendimenti, si è assottigliato fin sotto i 140 punti base e il rendimento del decennale italiano ha aggiornato il minimo storico allo 0,75%. Il movimento è poi in parte rientrato. Ovviamente brinda il neo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che dalla prospettiva di una minor spesa per interessi ricava risorse per la prossima legge di bilancio.

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Giù i tassi sui mutui

Ma anche i “comuni” cittadini potranno vedere ricadute dalle ultime scelte della Banca centrale. La più diretta è quella sul mercato dei prestiti bancari, mutui in primis. L’insieme del pacchetto accentua una politica monetaria che invoglia le banche a mettere denaro in circolo, prestandolo loro a condizioni favorevoli (con le aste Tltro), penalizzando quello che lasciano parcheggiato presso le Banche centrali (con i tassi sempre più negativi) e iniettando liquidità con gli acquisti di titoli. L’abbondanza di denaro e il suo costo a nuovi minimi “sono destinati a movimentare ancora il settore dei mutui”, ha segnalato a caldo Roberto Anedda di MutuiOnline.it, “sia per l’acquisto di una casa che per la surroga di un mutuo già esistente”.
Già da qualche tempo i mercati, che anticipano le mosse delle Banche centrali, avevano portato l’Euribor a nuovi minimi attorno al -0,45%. Soprattutto, annota l’esperto, hanno fatto “letteralmente crollare gli indici Irs che, con un calo dell’1% complessivo: si sono portati su valori negativi per durate fino a 10 anni, e si tengono su valori intorno allo 0,30% per le durate maggiori dopo essere scesi quasi a zero”. Questi indici sono la base sulla quale le banche costruiscono le loro offerte di mutui. E il loro crollo “si è riflesso subito sui tassi dei mutui”. Siamo, per Anedda, in una situazione “quasi irreale”: sul mercato un mutuo ventennale si trova allo 0,22% di tasso variabile e alllo 0,57% per un tasso fisso. “Sulla durata di 30 anni il miglior tasso variabile è ora allo 0,27% e il tasso fisso più conveniente allo 0,83%. Per la prima volta nel mercato dei mutui l’intero arco di migliori offerte, dal variabile al fisso e fino alle durate più lunghe, rimane così al di sotto della già di per sé ridotta soglia dell’1%”.

Queste sono, ovviamente, le condizioni per chi apre nuovi mutui. Sui vecchi prestiti, intercetta i benefici chi ha un tasso variabile che registra dunque queste evoluzioni. Per gli altri, si può aprire la possibilità di chiedere una surroga a condizioni migliori. “Guardando ai tassi attuali, chi ha sottoscritto un mutuo a gennaio 2019, surrogandolo oggi potrebbe risparmiare 500 euro l’anno di interessi”, ha calcolato Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. Ci sono poi le prospettive-estreme: già in qualche Paese fuori dall’Eurozona (Svizzera e Danimarca) si sono visti tassi negativi sui mutui, una situazione paradossale per la quale si è “remunerati” per prender denaro in prestito. Una apertura sul tema è arrivata anche dalla Germania. Per le banche, il ‘giochinò è possibile dal momento che la raccolta di denaro è a sua volta in negativo e il deposito dei denari presso la Bce sarebbe a condizioni peggiori.
 

Imprese e banche

Fuori dalle mura di casa, la rinnovata politica accomodante della Bce interessa in particolare le imprese, che dovrebbero incontrare condizioni più favorevoli per accedere al credito. L’Eurotower ha ritoccato le condizioni delle aste di finanziamento agevolato, allungando ad esempio la scadenza delle Tltro da 2 a 3 anni e rimuovendo lo spread di 10 punti base inizialmente previsto. Questo significa che si amplierà la finestra per le banche per prestare denaro a basso costo alle imprese (che ovviamente devono avere interesse a chiederlo, ma qui si passa sul campo della crescita economica e degli investimenti). Non solo: se l’euro dovesse indebolirsi verso il dollaro, le aziende esportatrici europee ne sarebbero avvantaggiate. Trump ha attaccato la Bce per questo, Draghi si è difeso che non è certo un suo obiettivo.

In questo gioco rientrano anche le considerazioni da fare sulle banche. Per quelle, come le italiane, che hanno in pancia molti Btp c’è un beneficio immediato dal loro apprezzamento. Ma se brinda lo stato patrimoniale, i tassi negativi abbattono la redditività degli istituti. Se ne sono molto lamentati quelli nordici, ma anche l’Abi ha preso carta e penna per ricordarlo a Draghi. La Bce ha preso nota e ha attivato alcune contromisure. In primo luogo, non tutti i depositi presso l’Eurosistema saranno penalizzati con il nuovo tasso negativo: si applicherà solo a una quota eccedente i minimi richiesti.

Non sarà esentato tutto l’ammontare che eccede le riserve obbligatorie, ma una quota pari a sei volte il minimo. In Italia, ha calcolato Equita Sim, il risparmio previsto è di 156 milioni. Frederik Ducrozet, economista di Pictet con gran seguito social, ha stimato a caldo in 3,1 miliardi il risparmio cumulato in Europa per le misure di mitigazione dei tassi negativi, in gran parte concentrato in Germania.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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